Aumento della popolazione e “catastrofi previste”

Aumento della popolazione e "catastrofi previste"
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La bomba demografica è ancora innescata? Cinquant’anni fa, nel 1968, usciva un libro che ha fatto epoca: The Population Bomb, di Paul Ehrlich, che prospettava un futuro di catastrofi per il pianeta. Che ne è stato di quelle previsioni?

Cinquant’anni fa, nel maggio del 1968, usciva un libro che segnò un’epoca con le sue previsioni fosche sul futuro che attendeva l’umanità sulla Terra. Paul Ehrlich, un autorevole studioso dell’Università di Stanford (California), che proprio grazie a quel libro diventò famoso in tutto il mondo, sosteneva che il nostro pianeta era alle soglie di una crisi drammatica e irreversibile: con la crescita esplosiva della popolazione, stava per aprirsi un’era in cui non ci sarebbe stato abbastanza cibo per tutti.

Il libro The population bomb (la bomba demografica) ebbe una fortissima eco e diventò, oltre che un caso editoriale mondiale, uno dei testi di riferimento del nascente movimento ambientalista. Che fine hanno fatto, a distanza di cinque decenni, le previsioni di Ehrlich? Che cosa si è avverato?

NASCITA DI UN BESTSELLER. Paul Ehrlich, oggi 85enne, ha dichiarato di recente in un’intervista che considera il contributo maggiore del suo libro l’aver posto al centro dell’attenzione come argomento di dibattito pubblico il tema scottante del controllo della popolazione. Il libro, che fu scritto in sole tre settimane, non fu un successo immediato. Anzi, inizialmente e per diversi mesi venne del tutto ignorato, nonostante il suo autore andasse in giro instancabilmente a presentarlo.

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La fama e il boom di vendite arrivarono quando Ehrlich fu invitato al famoso talk show di Jonnhy Carson, sulla rete NBC, e parlò per un’ora di popolazione ed ecologia. La rete fu subissata di lettere di spettatori interessati all’argomento, come racconta questo articolo su The Smithsonian, e il libro scalò la classifiche di vendita diventando un bestseller.

TONI DRAMMATICI. “La battaglia per nutrire l’umanità è persa”; “centinaia di milioni di persone moriranno di fame”; “il tasso di mortalità aumenterà nei decenni a venire”: le frasi di apertura del libro suonavano come sentenze definitive e il tono era catastrofista. Il messaggio di base era che sovraffollamento, carestie e guerre attendevano gli abitanti della Terra se non si fossero presi subito provvedimenti per contenere la crescita della popolazione.

BASTA CON I FIGLI! Anche da allarmi come quello lanciato da Ehrlich derivarono le campagne intraprese da vari organismi e agenzie internazionali per contenere la crescita demografica, e i programmi per il controllo delle nascite nei Paesi poveri o in via di sviluppo, come quella avviata in India negli anni Settanta garantendo sussidi e benefici economici a chi si sottoponeva a sterilizzazione. Influenzò anche la politica del figlio unico in Cina, abolita ufficialmente nel 2013, che ha provocato non pochi problemi sociali e demografici.

Insieme al successo, arrivarono anche le critiche, in particolare per i toni eccessivamente pessimisti, le descrizioni di un futuro imminente di disastri ecologici e sociali, interpretate a volte alla lettera come vere e proprie previsioni piuttosto che come scenari su cui riflettere.

SIAMO TANTI O TROPPI? Oggi, ad abitare la Terra siamo in 7 miliardi e mezzo, ma la crescita della popolazione è diventata tumultuosa solo a partire dalla Rivoluzione industriale (metà dell’Ottocento). Cento anni fa il pianeta contava due miliardi di persone, e ancora diciassette anni fa eravamo sei miliardi.

Dovremmo toccare gli 8 miliardi tra cinque anni… ma il tasso di crescita della popolazione si è oggi quasi dimezzato rispetto ai livelli di metà anni Sessanta, soprattutto per il fatto che la natalità sta scendendo quasi ovunque sotto il livello di sostituzione (quello in cui le nascite rimpiazzano le morti) non solo nell’Occidente sviluppato, ma anche nel sud-est asiatico e in America Latina. L’Africa è l’unico continente in cui la popolazione continua ad aumentare.

Nonostante ciò, data l’inerzia dell’andamento demografico, il numero complessivo di abitanti del pianeta continuerà a salire. Per quanto ancora? Un modello demografico delle Nazioni Unite stima che il picco si raggiungerà verso il 2050, con 9 miliardi di persone. Secondo altre previsioni, la popolazione continuerà a crescere fino alla fine del secolo e all’inizio del successivo, raggiungendo gli 11 miliardi. Per contro, una minoranza di ricercatori sostiene che la popolazione inizierà a decrescere a partire dalla metà di questo secolo.

Il pianeta potrà sostentarci tutti? Ci sono molte risposte a questa domanda: le stime su quanti abitanti possa sopportare il nostro pianeta, riportate in una relazione del 2012 delle Nazioni Unite (PDF), vanno da 8 miliardi (in pratica quelli che siamo già) a oltre mille miliardi

IL FUTURO CHE CI ATTENDE. Se le previsioni di Ehrlich sulla catastrofe alimentare non si sono avverate, grazie anche alla cosiddetta Rivoluzione Verde, che ha consentito di aumentare in maniera netta le rese agricole e ha così evitato (o spostato in avanti) lo scenario di scarsità di cibo che poteva sembrare imminente, ci sono oggi altre preoccupazioni.

Pianeta Terra: un mondo da salvare.
Pianeta Terra: un mondo da salvare.

Sul piatto della bilancia dei problemi del pianeta pesano i cambiamenti climatici, e il problema viene visto non più tanto nel numero assoluto degli abitanti, ma nel peso imposto all’ambiente e nello squilibrio tra il nord e il sud del mondo. Il mezzo miliardo più ricco di persone, circa il 7 per cento della popolazione globale, è responsabile della metà delle emissioni di anidride carbonica. Mentre il 50 per cento della popolazione più povera contribuisce solo per il 7 per cento.

Gli scenari a tinte fosche dipinti da Ehrlich cinquant’anni fa non sembrano più così attuali, e pochi studiosi concorderebbero oggi con i toni usati, ma certo il pianeta può dirsi tutt’altro che fuori pericolo. E benché ci sia ormai consenso sul fatto che il controllo della popolazione non può essere imposto dall’alto e che l’educazione e l’indipendenza economica delle donne sono i fattori che maggiormente contribuiscono al declino della natalità, anche il tema della quantità degli abitanti del pianeta continua ad essere di stringente attualità.

RESPONSABILITÀ INDIVIDUALI. Secondo uno studio recente condotto da ricercatori della University of British Columbia (Canada), le azioni più efficaci per contrastare l’accumulo di gas serra in atmosfera e i cambiamenti climatici hanno poco a che fare con le misure ecologiche di cui si parla di più nei paesi sviluppati, come il riciclo dei rifiuti o le lampadine a basso consumo energetico.

Quelle a più alto impatto positivo sono la rinuncia all’auto (si risparmierebbero a testa 2,4 tonnellate equivalenti di anidride carbonica ogni anno) e ai viaggi in aereo (-1,6 tonnellate per ogni viaggio trans-continentale andata e ritorno), ma soprattutto avere un figlio in meno, cosa che inciderebbe globalmente con la riduzione di 58 tonnellate a testa di anidride carbonica.

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