L’UniTe scopre proprietà antiossidanti negli insetti commestibili

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L'UniTe scopre proprietà antiossidanti negli insetti commestibili
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L’università studia gli insetti da mangiare. Una ricerca scopre che hanno forti proprietà antiossidanti, superiori all’olio di oliva e al succo di arancia. Alcuni insetti commestibili sono ricchissimi di antiossidanti, anche più dell’olio d’oliva e del succo di arancia. A certificarlo è uno studio di un gruppo di ricerca di Bioscienze e tecnologie agro-alimentari e ambientali dell’università di Teramo che è stato recentemente pubblicato a livello internazionale.

E lo studio del gruppo coordinato da Mauro Serafini, ordinario di Alimentazione e nutrizione umana, non finisce qui. Il prossimo step è creare una serra all’università di Teramo dove allevare gli insetti. La ricerca dell’Università di Teramo, unica al mondo nel suo genere, si inserisce nel discorso più ampio della sostenibilità alimentare, cioè dell’impatto che il cibo ha sul pianeta e quindi dell’eccessivo consumo di prodotti di origine animale. L’alternativa possono essere i legumi, ma anche gli insetti, come sottolinea la Fao.

E, per questi ultimi, il discorso si focalizza da una parte sul basso impatto ambientale del loro allevamento e dall’altra sulle proprietà nutrizionali. «L’università di Teramo per la prima volta si è occupata dell’aspetto funzionale: l’impatto che l’alimento ha sul corpo, dalle proprietà antiossidanti all’indice glicemico basso», spiega Serafini, «il primo lavoro pubblicato ha dimostrato che contengono importanti antiossidanti. Ora stiamo ampliando lo spettro della ricerca: andremo ad aggiungere estratti di insetti a cellule intestinali e vedremo se questi possono proteggere le cellule dallo stress (indotto, ad esempio, dai radicali liberi, ndr).

Poi andremo a vedere gli effetti sulle cellule del sistema immunitario. Il terzo aspetto riguarda il metabolismo del glucosio: capire se incidono sul meccanismo del metabolismo glicemico».
Verificato se possono considerarsi alimenti a basso indice glicemico, annuncia il docente che ha condotto la ricerca insieme alla ricercatrice Carla Di Mattia e agli associati Giampiero Sacchetti e Natalia Battista , «la nostra idea è di sviluppare alimenti a base di insetto per condurre uno studio sull’essere umano. Vedere dunque se quello che abbiamo scoperto in vitro ha un effetto sull’uomo». E’ però necessaria una serra in cui allevare gli insetti. «Così siamo sicuri della natura dell’insetto visto che lo alleviamo noi e possiamo modificare la sua alimentazione per aumentare le proprietà funzionali sia per gli esseri umani che per gli animali».

Perchè gli insetti possono servire anche per i mangimi per gli animali. La serra-allevamento, che sarà realizzata l’anno prossimo ospiterà solo alcuni insetti. «Noi siamo partiti con 20 insetti che sono rappresentanti di varie classi: da grilli e cavallette a bachi da seta, formiche nere, tarme della farina, formiche giganti. Ora sulla base dello studio abbiamo selezionato quattro tipi, più ricchi di antiossidanti: grilli, cavallette, bruchi e bachi da seta». Uno studio complesso, che avrà effetti reali sul consumo di insetti da parte dell’uomo. «Ma è un progetto non finanziato, andiamo avanti in maniera autonoma cercando finanziamenti», conclude il docente, «se li trovassimo, avrebbe accelerazione. Nuovi risultati ci potrebbero essere in due anni, ma servono fondi ad hoc. È un campo vergine: c’è solo uno studio degli americani su come cambiano i microbi dell’intestino con un prodotto a base di farina, ma è diverso».

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