L’auto elettrica non è ancora a impatto zero

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Rivoluzione elettrica: forse è ancora troppo presto. Le auto elettriche saranno anche a impatto zero, ma la filiera che produce energia elettrica non lo è: questa è la vera sfida per il futuro.

Auto elettrica: è il tema più caldo di questi ultimi due anni e sul quale le case automobilistiche stanno spingendo di più: fra la guerra al Diesel che ha di fatto sancito – per il momento – la morte di questo tipo di alimentazione e campagne marketing di tutti i tipi, le case stanno spingendo fortissimo su questo tipo di tecnologia.

Tuttavia, forse, è ancora troppo presto per parlare di rivoluzione, con un periodo di switch dal motore termico all’elettrico che potrebbe durare anche 20 anni, e che sarà caratterizzato da grandi indecisioni e dubbi per gli utenti che in tutto questo rappresentano il vero anello debole della catena; questo è quanto riportato da una recente inchiesta condotta dal francese Autoactu.com.

In Europa ci sono esempi molto virtuosi come la Norvegia, che punta a spegnere i motori tradizionali già nel 2025 ma aiutata da una popolazione di “soli” 5 milioni di abitanti e una produzione di energia idroelettrica – quindi rinnovabile – tra le più sviluppate al mondo.

Un paese, la Norvegia, che quindi non farà particolare fatica a passare al 100% elettrico, con già 9000 colonnine disponibili e molti abitanti che hanno già attrezzato le proprie case per essere autosufficienti. La Norvegia è seguita dalla Danimarca, che ha dichiarato di voler essere 100% elettrica entro il 2030, esattamente come la città di Parigi, mentre in Inghilterra questa data è fisata per il 2040.

Ad ogni modo restano alcuni dubbi: per essere 100% ad emissioni zero bisogna che le auto siano alimentare da sola energia rinnovabile e sia in Francia che in Inghilterra al momento questo non è possibile. Nel paese transalpino il 72% circa dell’energia elettrica è di produzione nucleare (58 centrali) e solo il 13% circa proviene da energie rinnovabili (idroelettrico e eolico) mentre in Inghilterra le centrali nucleari (9 in totale con 19 reattori) producono circa il 19% dell’energia elettrica totale, il resto è a carico di centrali a carbone, gas e olio (energie non rinnovabili e che anzi producono ingenti quantità di gas serra come la CO2); solo il 19.2% è ottenuto mediante energie rinnovabili.

Per completezza segnaliamo che in Italia le fonti rinnovabili (idroelettrica, fotovoltaico, energia solare e biomasse) è responsabile della produzione del 35% dell’energia elettrica, tutto il resto è a carico di fonti tradizionali, non rinnovabili e, chi più chi meno, inquinanti.

La critica quindi mossa dal portale francese sopracitato è questa: nonostante le case stiano spingendo fortissimo verso questa “rivoluzione” guidata, gli utenti rappresentano l’anello debole della catena, sospesi fra la sicurezza dei motori termici (i quali rischiano una tassazione sempre più alta, anche in Italia) e l’incertezza delle auto elettriche, ancora non pienamente supportate dalle infrastrutture, con autonomie ancora ridotte e legate ad un sistema di produzione dell’energia necessaria al loro movimento ancora non all’altezza del tanto decantato impatto zero.

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