Il manifesto blu, un piano per salvare gli Oceani entro il 2030

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Quattro mosse per salvare gli oceani (e il pianeta) in 10 anni. Cento organizzazioni ambientaliste lanciano il “Manifesto blu” chiedendo un impegno forte entro il 2030: «I mari sono il nostro sistema di supporto, devono essere sani e pieni di vita».

I numeri e gli scenari sono tanto chiari quanto drammatici. Primo: gli oceani assorbono la temperatura del pianeta e si stanno riscaldando (uno studio pubblicato sulla rivista Science sostiene che le acque si stiano riscaldando il 40% più velocemente rispetto a quanto previsto cinque anni fa dall’Ipcc (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite). Secondo: le acque del mare trattengono anche grandi quantità di anidride carbonica presente in atmosfera innescando un processo chiamato di acidificazione che muta il ph dell’acqua nella misura di circa 0,002 unità all’anno (stima del Centro di ricerca marina Shimoda dell’Università di Tsukuba). Terzo: per effetto dei fenomeni appena descritti diminuisce la quantità di ossigeno presente nei mari (secondo

il “Manifesto blu”, un piano per salvare gli oceani entro il 2030.
il “Manifesto blu”, un piano per salvare gli oceani entro il 2030.

un rapporto di Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) abbiamo perso il 2% dell’ossigeno nel periodo 1960-2010 e la previsione indica un possibile ulteriore calo del 3-4% entro la fine del secolo.

Risultato: l’ecosistema marino, la biodiversità e quindi i mari stessi sono attualmente dei condannati a morte. Senza considerare gli effetti che questi stravolgimenti avranno sulla terraferma: l’innalzamento del livello delle acque provocherà le inondazioni e il riscaldamento favorirà fenomeni meteorologici estremi.

Ecco, lasciando da parte per un attimo queste considerazioni drammaticamente e ormai risapute, è arrivato il momento di passare ai fatti. Ed è quello che hanno pensato 102 organizzazioni ambientaliste (tra cui Seas At Risk, Wwf, Bird Life Europe, Client Earth, Oceana, Surfrider Foundation Europe) che oggi lanciano il “Manifesto blu”, un piano per salvare gli oceani entro il 2030.

Un elenco di azioni concrete che dovrebbero essere attuate entro date prestabilite per invertire la tendenza. Una cambiamento che riguarda il mare, ma non risparmia la terra. Queste in sintesi le richieste. Bisogna proteggere completamente almeno il 30% degli oceani entro il 2030. Passare a un sistema di pesca a basso impatto. Eliminare l’inquinamento dai mari. Lavorare per ripristinare gli ecosistemi marini.

Con il Green Deal europeo, la Commissione europea si è impegnata ad attuare strategie per il clima e la biodiversità che sposteranno gli investimenti e la legislazione verso un futuro più sostenibile. Le ong chiedono ora alla Commissione europea di garantire che gli oceani siano parte integrante di queste strategie seguendo le linee guida proposte nel “Manifesto blu”.

«I mari coprono il 70% della superficie terrestre, mitigano i cambiamenti climatici e forniscono ossigeno: sono il sistema di supporto del pianeta» spiega Monica Verbeek, direttore esecutivo di Seas At Risk. «Per svolgere le sue funzioni vitali, gli oceani devono essere sani e popolati di vita. Chiediamo ai leader politici dell’UE di portare l’oceano al centro dell’agenda politica e di trasformare in realtà un oceano sano. Il Manifesto blu congiunto lanciato oggi è la risposta blu al Green Deal europeo».

La politica dovrà fare la sua parte, ovvio, ma non ci sarà mai una vera svolta senza una presa di coscienza forte da parte delle persone. Quando, come, dove e da cosa si può iniziare? Dal 3 al 9 febbraio si celebra la settimana degli Oceani con eventi in tutti il mondo per raccontare esperienze e soluzioni sulle sfide che la crisi climatica ci impone. L’occasione è servita.

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