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Università e ricerca, in Toscana le tre scuole superiori al top. Il Sud risale, male Sapienza e Genova

L'Aula Rossa dell'Università di Trento 
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La classifica dell’Agenzia di valutazione degli atenei vigilata dal ministero di Istruzione: in otto mesi testati 118.000 lavori di 60mila tra docenti e ricercatori. Tra i poli universitari “classici”, prima Trento seguita da Padova, Ca’ Foscari, Milano Bicocca e Bologna. Forte “e superiore alle attese” il recupero del Meridione.

Nella ricerca italiana c’è un forte, “e superiore alle attese”, recupero degli atenei del Sud. Il secondo rapporto della Valutazione della qualità della ricerca (Vqr 2011-2014) dice che l’Università di Messina è cresciuta nel punteggio complessivo del 17 per cento (era a -38 per cento nella prima tornata, quella che analizzava le ricerche realizzate tra il 2004 e il 2010). Il Politecnico di Bari e la Federico II di Napoli si sono ripresi il 12 per cento a testa, Napoli II, Bari e Catania il 10, Palermo il 9. Gli atenei meridionali restano tutti nella seconda metà della classifica (Messina è ancora sessantaseiesima su 66 atenei statali, Napoli è 35a ma guadagna diciotto posizioni), però accorciano la distanza dalle università del Centro-Nord. E guadagnano in finanziamenti pubblici.

Sessantamila docenti valutati L’Anvur, l’Agenzia di valutazione delle università vigilata dal ministero di Istruzione, Università e Ricerca, in otto mesi ha testato 118.000 lavori di 60.000 tra docenti e ricercatori (agli atenei si sono aggiunti dodici Enti di ricerca e 26 Enti volontari). Sedici le aree disciplinari, 450 gli esperti valutatori (italiani e stranieri): ogni lavoro consegnato è stato restituito con uno di questi giudizi: eccellente (punteggio 1), elevato (0,7), discreto (0,4), accettabile (0,1). Accompagnato da un breve giudizio scritto. Nell’ultima tornata sono stati anestetizzati gli inattivi (i fuoricorso di lunga data, per esempio): pesavano per un quattro per cento. La scelta ha migliorato i risultati finali. “Il dato dell’avvicinamento tra storiche università del Centro-Nord e atenei del Sud è comunque un fatto”, assicura il presidente Anvur Andrea Graziosi.
Scuole superiori in testa L’università con il livello di ricerca più elevato resta la Scuola di alti studi di Lucca (Imt) che, tuttavia, ha perso metà del punteggio del 2010 (il 46 per cento), a dimostrazione che nella nuova valutazione le diversità tra gli atenei si sono sensibilmente assottigliate. Seconde e terze nel ranking, due scuole superiori di Pisa: Sant’Anna e Normale (che guadagna il 20 per cento e sette posizioni). Al quarto posta la Sissa di Trieste e al quinto l’Istituto universitario di studi superiori di Pavia (era terzo). Come si vede, cinque “scuole speciali” nei primi cinque posti.
Crescono Ca’ Foscari e le “stranieri”. Male Sapienza, Camerino e Urbino I successivi cinque piazzamenti sono appannaggio di cinque atenei pubblici classici, e nell’ordine: Trento (dipende della Provincia), Padova, Ca’ Foscari di Venezia (guadagna tredici posizioni), Milano Bicocca e Bologna, tutte su punteggi finali inferiori o uguali alla prima valutazione. Poco al di sopra della media nazionale, “e quindi un po’ deludenti per le aspettative che il sistema ripone in loro”, i due politecnici del Nord: Torino, 22a, e Milano, 25a. Crescono fortemente le due università per stranieri: Perugia (+45 per cento, ma resta in posizioni assolute di retrovia) e Siena (+25 per cento con un ragguardevole 13° posto) . Resta stabile, ma solo cinquantesima, l’università più grande d’Italia: La Sapienza di Roma. Meglio RomaTre (37a), Tor Vergata (42a) e Foro Italico (46a). Tra gli atenei del Centro-Nord si segnala la cattiva valutazione delle università di Genova (52a in classifica e in calo), Camerino (56a) e Urbino (65a e penultima).
“Il recupero del Sud lo ascriviamo al buon funzionamento della Legge Gelmini sul versante management”, dice Graziosi, “la non rieleggibilità dei rettori e i consigli di amministrazione più stabili hanno consentito politiche rigorose sui bilanci, un buon recupero di fondi comunitari e migliori assunzioni: questa Vqr dimostra che le persone contano”. Continua il presidente Anvur: “Se adesso non arrivano fondi aggiuntivi gli atenei meridionali fermeranno la loro crescita: all’interno hanno fatto tutto quello che dovevano fare, ora hanno bisogno di investimenti”. Si legge nel dossier Anvur: “Il voto medio dei docenti e dei ricercatori reclutati o promossi tra il 2011 e il 2014 è superiore del 30 per cento rispetto ai vecchi assunti o ai non promossi”. Commenta Graziosi: “Questo significa che gli atenei e i loro dipartimenti nelle ultime stagioni hanno preso i migliori”.
Astensioni contenute. Alla fine, dopo un inizio 2016 carico di proteste, il corpo docente e ricercatore che ha conferito i propri lavori è stato pari al 93,9 per cento, l’uno virgola quattro in meno rispetto al 2010. Le università con maggiori astensioni sono state il Molise (intorno al 17 per cento), poi, a scendere, Salento, Catania, Urbino, La Sapienza, Basilicata, Roma Tre, Calabria e Genova (tutte con boicottaggi superiori al dieci per cento). “Siamo molto soddisfatti del risultato”, chiude Preziosi, “valutiamo che coloro che hanno consegnato spontaneamente siano l’88 per cento e sappiamo che ci sono state forzature di alcuni rettori, spaventati per le eventuali contestazioni di danno erariale da parte della Corte dei conti. L’area di protesta è stata comunque marginale, come sottolinea il risultato di partecipazione quasi totale dell’Università di Pisa”.
La valutazione della qualità della ricerca pesa per 1,4 miliardi, sui quasi 7 miliardi totali del Fondo di finanziamento ordinario. Saranno distribuiti nel 2017 ai singoli atenei tenendo conto (al 65 per cento) della Valutazione della qualità della ricerca: chi ha migliorato i voti sui lavori consegnati vedrà crescere la quota di finanziamento assegnata.
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