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Una lussureggiante giungla nata dalle arance!

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Il miracolo delle arance abbandonate in Costarica. “Così da un terreno morto è nata una foresta”. Le bucce furono scaricate da un azienda che poi perse una causa e se ne andò: in sedici anni l’incredibile trasformazione

“DOV’E’?” chiese Timothy a Jonathan. “Non credo sia qui, altrimenti ci vorrebbe il machete per passare”. Quando nel 2014, sedici anni dopo l’inizio di questa affascinante storia due ricercatori dell’Università di Princeton arrivarono lungo i confini di un appezzamento del Costarica non credettero ai loro occhi. Doveva esserci una sorta di deserto, invece avevano davanti una lussureggiante foresta.
”Orange is the new green”, verrebbe da dire parafrasando una famosa serie tv, perché quello che è accaduto in un parco del Centroamerica è davvero sorprendente: grazie a tonnellate di bucce d’arancia abbandonate una zona un tempo “morta” e priva di vegetazione è rinata a costo zero.
Dallo studio dei ricercatori di Princeton le immagini che confrontano l’area del parco nazionale Guanacaste del Costarica in cui furono scaricate 12mila tonnellate d’arance nel 1998 e come appare la stessa area oggi (le foto sono state scattate nel 2014). In sedici anni la zona, allora considerata morta e poco fertile, si è trasformata in una lussureggiante giungla.
I risultati raccolti dai biologi Timothy Treuer e Jonathan Choi, ora pubblicatisulla rivista Restoration Ecology, raccontano gli incredibili risultati di una bizzarra vicenda iniziata molto tempo fa.
Era la metà degli anni Novanta quando l’azienda produttrice di succhi d’arancia Del Oro, che lavorava al confine col parco nazionale di Guanacaste protetto dall’Unesco, stava cercando un modo per liberarsi di migliaia di polpe e bucce di scarto. Si fecero avanti due ecologisti, Daniel Janzen e Winnie Hallwachs, dell’Università della Pennsylvania, che lavorando come consulenti nell’Área de Conservación Guanacaste in Costarica gli proposero uno scambio: se la Del Oro avesse donato una parte dei suoi terreni boschivi all’area di conservazione del parco, l’azienda avrebbe poi potuto scaricare i suoi rifiuti organici in un’area degradata e poco fertile all’interno del parco stesso.
Affare fatto, nel 1998 almeno mille camion carichi di bucce d’arancia e polpe scaricarono su quel terreno. Un anno dopo aver chiuso l’accordo una azienda rivale però, la TicoFruit, denunciò la Del Oro accusandola di aver “contaminato un parco nazionale” a causa di quelle 12mila tonnellate di bucce d’arancia scaricate. La Corte Suprema del Costarica diede ragione ai rivali e quel terreno fu abbandonato per sempre.
Soltanto nel 2013 Treuer, dopo averne sentito parlare da Daniel Janzen, decise di andare a controllare per sapere che fine avesse fatto quella zona. Ci vollero due distinti viaggi per individuarla. “Non credevamo ai nostri occhi. Era così completamente avvolta e ricoperta da alberi che non riuscivamo nemmeno a vedere l’insegna che segnalava dove si trovava il sito”. La differenza fra le aree dove erano state deposte le arance e quelle non concimate “era straordinaria, sembravano due diversi ecosistemi”.
Secondo gli studiosi di Princeton quella terra, 16 anni dopo, aveva avuto un aumento del 176% di biomassa nei tre dei sette ettari dove erano state scaricate le bucce. Da un terreno praticamente morto era nata una foresta piena di alberi e arbusti così rigogliosa da dover “penetrare perfino con il machete in alcuni punti”. Il tutto a costo zero, dato che la natura aveva fatto da sola:  “E’ una vittoria per tutti” affermano i ricercatori. Le bucce d’arancia “hanno arricchito il terreno delle foreste tropicali in maniera impressionante – conclude Choi – e l’idea che possiamo aiutare a ricreare una foresta che abbiamo perso in un modo che risparmia i soldi di tutti è emozionante”.
Secondo un altro autore della ricerca, il professore di ecologia e biologia evolutiva di Princeton David Wilcove, “se nel mondo le aziende private e le comunità ambientali lavorassero di più insieme sono certo che si troverebbero molte altre opportunità per utilizzare gli “avanzi” della produzione alimentare industriale in aiuto alle foreste. E’ la migliore forma di riciclaggio possibile”.
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