Uber testa l’auto a guida autonoma: a Pittsburgh la carica dei 100 taxi robot

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Entro la fine del mese nella ”steel city” della Pennsylvania la sperimentazione delle auto senza pilota al servizio dei cittadini. Ma a bordo ci sarà anche un ‘co-pilota’ in carne e ossa per garantire la sicurezza

Cuore della ”rust belt” (cintura della ruggine) e vecchia capitale dell’industria siderurgica americana, Pittsburgh sta per diventare il primo terreno di prova della rivoluzione hi tech dell’auto. Entro pochi giorni, infatti, cominceranno a operare nella città della Pennsylvania un centinaio di Volvo XC90 al servizio del pubblico e attrezzate per la guida senza conducente. L’iniziativa è di Uber, il nemico numero uno dei tassisti di tutto il mondo, che da tempo punta sui taxi-robot e che proprio a Pittsburgh inaugurerà il nuovo corso.

“Se si vuole essere un laboratorio di idee per il 21mo secolo, bisogna avere il coraggio di aprire le porte a nuove iniziative”, ha detto Bill Peduto, il sindaco della città, rispondendo alle polemiche sul progetto. Le auto-robot, infatti, continuano a dividere l’opinione pubblica degli Stati Uniti, anche se le industrie di Detroit e quella Silicon Valley, da Google a Ford, da Tesla a Fiat-Chrysler, accelerano i progetti in questa direzione (con l’eccezione di Apple, che ha appena deciso un ripensamento della sua strategia). Secondo un sondaggio del Boston consulting group, solo il 48 per cento degli americani è disposta a provare una auto che si guida da sola. Molti non vogliono rinunciare al piacere della guida, molti altri temono un incidente.

Ma anche se alcune auto-robot che circolavano per prova sono state coinvolte in disastri stradali, e c’è scappato persino il morto, gli esperti sono concordi nel ritenere che l’automazione ridurrà il numero delle vittime, che oggi sono per lo più causate dalle disattenzioni dei conducenti. “Ogni nuovo tecnologia ha margini di errore”, ha commentato il sindaco Peduto: “Ma rispetto alle 3287 persone che muoiono ogni giorno nel mondo per incidenti stradali, va trovata una soluzione.”

Ed è quello che Uber cerca di fare ormai da anni, intuendone anche il business. Fondata sette anni fa a San Francisco da Travis Kalanick, che ne è ancora il chief executive, la società è cresciuta a dismisura, allargandosi in ogni città del mondo e moltiplicando il numero di auto addette al servizio. Secondo gli analisti di Wall Street, il valore del gruppo supera ora i 60 miliardi di dollari. E Kalanick continua a pensare a nuovi progetti. A Pittsburgh è arrivato all’inizio del 2015 avviando una collaborazione con gli ingegneri della celebre università Carnegie Mellon, da tempo specializzata in robotica. Uber ha anche creato una sua struttura nella zona industriale chiamata Advanced technology center, dove operano già 500 dipendenti, per lo più ingegneri e informatici, che presto raddoppieranno di numero. E in dieci anni l’investimento dovrebbe raggiungere il miliardo di dollari.

Tutto questo sforzo comincerà, entro la fine di settembre, a dare i primi risultati con l’avvio della sperimentazione con il pubblico. Grazie all’aiuto del comune di Pittsburgh (che Uber ha pubblicamente ringraziato), sono state predisposte aree speciali per lo stazionamento delle auto in attesa di clienti. Sono state costruite mappe dettagliate di tutte le strade cittadini. E a giorni i robot-Uber cominceranno a circolare: gli utenti non potranno scegliere se ricevere una auto normale o le Volvo-robot; in compenso anche queste ultime avranno a bordo un impiegato di Uber per controllare, nella prima fase, che tutto proceda senza intoppi e dare maggiore serenità ai passeggeri.

“Per quanto mi riguarda – ha detto in un tweet scherzoso il sindaco Peduto – ho già fatto una prova di 3 chilometri assieme al chief executive di Uber e tutto è andato per il meglio”.

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