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Rimedi per la menopausa, tra diminuzione della memoria e disturbi cognitivi

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Conseguenze negative dal calo degli estrogeni. Qualcosa si può fare. A partire dal tenere in movimento il cervello. Ecco come non perdere la testa. Quando ci si trova nel bel mezzo di una stanza e non si ricorda il perché. Quando quella parola così necessaria si perde nei meandri del cervello. Quando ci si accorge con orrore di aver saltato un appuntamento importante. Sono piccoli segnali che raccontano il tempo che passa, e indicano l’inizio di una nuova fase nella vita delle donne. Perché la menopausa non è solo vampate, insonnia, o atrofia vaginale – insieme ad altre condizioni più specifiche – ma anche una nebbiolina che appanna i ricordi.

Perché, racconta uno studio sul Journal of Neuroscience di un gruppo di ricerca della Harvard Medical School di Boston, i cambiamenti ormonali che si verificano al variare dello stadio riproduttivo di una donna, in particolare il crollo della produzione di estrogeni, possono avere un impatto negativo sulla funzionalità del cervello e peggiorare alcuni processi cognitivi come appunto la memoria, come lamentano quasi due donne su tre.

“Da tempo – spiega Michela Matteoli, che dirige l’Istituto di Neuroscienze del Cnr ed è responsabile del Neurocenter di Humanitas – sappiamo che il funzionamento del cervello è regolato anche dagli ormoni. Nelle donne, quelli femminili (estrogeni e progesterone) influenzano lo sviluppo di quest’organo già durante lo sviluppo prenatale: controllano la crescita dei neuriti, ovvero i prolungamenti dei neuroni, il processo di formazione delle sinapsi, la formazione della mielina, la guaina che riveste i prolungamenti neuronali e facilita la diffusione del segnale elettrico, e la plasticità, ovvero la base neuronale del processo di apprendimento.

Nel cervello, l’ippocampo (la regione legata all’immagazzinamento dei ricordi) contiene alti livelli di recettori per gli estrogeni e il progesterone. Non stupisce quindi che variazioni dei livelli ormonali nel corso della vita della donna si riflettano sulla funzionalità del cervello”.

L’impatto della menopausa sulla memoria era già stato esplorato nel 2012 da un gruppo di ricercatori del Rochester Medical Center e dell’università dell’Illinois a Chicago. Somministrando alcuni test neuropsicologici a 75 donne tra i 40 e i 60 anni, gli studiosi avevano notato che nel primo anno post-menopausa le donne mostravano risultati significativamente peggiori non solo nei compiti di apprendimento verbale e della memoria, ma anche nell’attenzione, rispetto alle donne non ancora in menopausa. Nella nuova indagine, oltre ai test neuropsicologici, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale (fM-RI) su 200 donne tra i 45 e i 55 anni, a cui era stato chiesto di eseguire un’operazione di codifica verbale.

Osservando il cervello con la scansione durante l’esecuzione del compito, i ricercatori hanno scoperto un’alterazione della connettività a livello dell’ippocampo nelle donne in menopausa. “In particolare – spiega ancora Matteoli – si è visto che basse concentrazioni del 17beta-estradiolo (il principale ormone sessuale prodotto dalle cellule dell’ovaio) erano correlate ad alterazioni più pronunciate della connettività dell’ippocampo e a prestazioni peggiori in test di tipo mnemonico”. Conclusione: il calo ormonale durante la menopausa gioca un ruolo significativo nella regolazione dei circuiti della memoria, già nelle prime fasi del processo di invecchiamento.

La correlazione tra menopausa e memoria, tuttavia, potrebbe non essere così stretta. “Molti ricercatori – aggiunge la neuroscienziata – ritengono che la confusione mentale in questa fase della vita non sia causata direttamente dalla mancata azione degli ormoni su recettori specifici, ma, in modo indiretto, dalle variazioni ormonali in generale. Sappiamo infatti che queste alterazioni provocano altri sintomi come gli sbalzi d’umore e i disturbi del sonno, che a loro volta possono avere un impatto negativo sulle funzioni cognitive”.

Come dissipare allora questa nebbiolina che a volte rende complicato ricordare azioni o parole? “Alcuni esperti raccomandano l’uso della terapia ormonale sostitutiva. Ma, sottolinea Matteoli, le conclusioni non sono definitive: alcuni studi hanno concluso che questa migliori la memoria e gli altri aspetti cognitivi, altri suggeriscono che non abbia alcun effetto o possa averne uno negativo sulle facoltà cognitive. A tutt’oggi il quadro non è del tutto chiaro”. Di certo per mantenere buone capacità mnemoniche e cognitive anche in menopausa, è utile un regolare esercizio fisico aerobico, in grado di aumentare nel cervello la produzione di fattori neurotrofici che proteggono la connettività dei neuroni e la loro plasticità, fondamentali per l’apprendimento, così come una dieta sana, povera di grassi, che riduca il carico infiammatorio dell’organismo. Infine una vita sociale attiva, la lettura, l’interesse per le cose, il costante apprendimento di nuovi compiti, come imparare uno strumento o una lingua.

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