Ricercatore italiano scelto per progettare il telescopio per le baby stelle

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Un telescopio per le baby stelle, 32enne italiano nel team Nasa. Da bambino sognava di lavorare alla Nasa e come in una favola a soli 32 anni c’è riuscito. C’è voluto tanto impegno, ma la determinazione dell’ingegnere tarantino Giuseppe Cataldo è stata premiata. Dopo gli studi in Francia, al Politecnico di Milano e Torino, il dottorato in aeronautica e in navigazione spaziale al MIT di Cambridge, questo genio italiano adesso sorride in giacca e cravatta davanti al telescopio James Webb Space. Fa parte del team che si occupa del progetto da 10 miliardi di dollari, frutto di una collaborazione tra la Nasa, l’Agenzia spaziale europea e quella canadese. “Quando ho ricevuto la proposta per essere assunto non ci credevo” dice in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando di essere stato scelto nel 2009 su segnalazione dell’Agenzia spaziale europea per entrare alla Nasa Academy. “Con il mio metodo matematico si verificano le qualità termiche del telescopio in appena due settimane, quando prima occorrevano tre mesi – aggiunge al Corriere-. Ma soprattutto sarà in grado di garantire un’affidabilità finora impossibile da raggiungere”.

Il James Webb Space è un telescopio a raggi infrarossi con uno specchio da 6 metri e mezzo, che tra due anni sarà lanciato in orbita per mostrare “l’universo bambino“, per indagare la nascita delle prime galassie e scoprire come si formano le stelle. Questo cervello in fuga, però, in futuro desidera, un po’ come tutti, fare ritorno nella propria terra. “Mi piacerebbe insegnare in una università italiana” rivela il nostro ‘uomo delle stelle’.

Spazio, dalla Puglia alla Nasa: l’orgoglio di Lizzano per ‘l’uomo delle stelle’.

Lo chiamano “l’uomo delle stelle” ma il cuore dell’ingegnere Giuseppe Cataldo, più che allo spazio, appartiene al Mezzogiorno d’Italia, e in particolare alla sua Lizzano, la cittadina in provincia di Taranto dove è nato e dove torna ogni volta che può. Una carriera brillante, quella dello scienziato italiano, che, a soli 32 anni, gli ha consentito di ottenere prestigiosi premi e lo ha condotto fino alla Nasa. E lì che con il suo lavoro Cataldo sta dando un contributo fondamentale alla realizzazione del nuovo supertelescopio che mostrerà la nascita delle stelle: il ”James Webb Space Telescope”, un programma dedicato all’esplorazione del cosmo destinato ad aprire nuovi orizzonti per l’astronomia.

Anche per le feste di Natale e Capodanno appena concluse Cataldo è tornato a Lizzano, dai genitori, insieme alla moglie, sposata poco più di un anno fa proprio nella cittadina jonica del vino. ”Giuseppe è rimasto il ragazzo di sempre, molto umile – dice all’AdnKronos un cugino, Arcangelo Cataldo – e ogni volta che può torna per stare insieme alla sua famiglia. Parla poco del suo lavoro, sappiamo che sta facendo degli studi molto importanti ma quando stiamo insieme preferiamo parlare di noi. Quest’anno ha voluto una vacanza in una dimensione strettamente privata, perché viene spesso invitato a conferenze scientifiche o chiamato per rilasciare interviste”.

L”’uomo delle stelle” ha studiato alla scuola media di Lizzano e al liceo di Sava, poco distante, sviluppando subito una propensione per le materie scientifiche. Ma il percorso universitario e accademico lo ha portato ben presto distante dalla sua città: prima all’Università statale e al Politecnico di Milano, quindi in Francia e poi proprio negli Stati Uniti, dove si è insediato, a Washington, già con un contratto di lavoro in tasca.

Alla Nasa è arrivato su segnalazione dell’Agenzia spaziale europea dove si era già distinto per i suoi studi e in poco tempo ha ”rivoluzionato” il programma di costruzione del telescopio con un metodo matematico che meglio è compatibile con il monitoraggio degli aspetti termici, i più delicati. Un metodo che gli è valso due riconoscimenti di grande rilievo scientifico: l”’Early Career Public Achievement Medal” e il ”Group Achievement Award”.

Il programma della Nasa intende ”guardare” dove gli occhi dell’uomo nell’universo non sono mai arrivati. ”Giuseppe gira il mondo, lo vogliono dappertutto per le sue relazioni – dice ancora il cugino Arcangelo – e scienziati di tutto il mondo sono arrivati qui a Lizzano quando si è sposato, è stato un grande onore sapere che sia arrivato così in alto. Ne siamo molto fieri”.

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