Radio Plutoverso – Lettera dal Paradiso

Lettera dal paradiso
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Un ascoltatore, che ha preferito restare anonimo, ci ha scritto di aver trovato in un parco una busta impigliata tra i rami di un’albero. La busta sembra arrivare direttamente dal paradiso e contiene una lettera che ha deciso di condividere con noi. La lettera dice:

“Ho visto il paradiso.
L’ho toccato con occhi, mani e piedi, e ho persino assaggiato la sua spiaggia fine e bianca.
Il paradiso non è altro che una nuvola che galleggia su un cielo blu come il mare, una vera pacchia. Non si fa un cazzo in pratica.
Ci sono ora dopo essere morto, e devo dire che non è niente male.
Angeli in bikini che fanno il bagno, alcuni che stanno dietro al bancone, e altri seduti ai tavoli.
Hanno tutti un sorriso che rinfresca l’aria, e l’aria le strade di sabbia e la spiaggia di sabbia anch’essa.
Sinceramente non mi aspettavo di arrivare in paradiso, anche perché sulla terra non ero certo un cittadino modello. Anzi tutto tranne quello.
Non che fossi un criminale o un pedofilo sulla terra, tó forse un pó psicopatico, ma comunque ero un tipo tranquillo di quelli con il sorriso fatto di gomma.
Se mi avreste incontrato per strada tempo fa, mi avreste scambiato per il tipico tizio che non ha mai fatto niente di male insomma.
O almeno così mi vedevo prima che la macchina sbandasse.
Non ricordo ne anche chi la guidasse l’auto sinceramente.
Un minuto.
Ho in mente lo schianto, ricordo la perdita della vista e dell’udito.
Poi vuoto. Osso del collo rotto, gioco finito.
Il peggio la macchina distrutta. No no.
Sono ancora un pó confuso, e non riesco proprio a ricordare cosa sia successo quella notte.
Non sono ne anche sicuro di chi fosse la macchina. Forse mia.
No, no, mi sbaglio di grosso ancora, io ero quello sul bordo, sul ciglio della strada.

Scusate l’interruzione, mi emoziono ancora a ripensarci.
La fortuna mi ha sempre assistito, tranne quel giorno, quella notte, a quell’ora, in quel minutosecondomomento mentre camminavo dal lato destro ma sbagliato, e intanto calciavo un sassolino piccolo piccolo che al buio manco vedevo e canticchiavo una canzone che manco sapevo figuratevi, ripetevo solo qualche parola che a malapena ricordavo.
Con la testa ero praticamente già qui.
Lanciavo di tanto in tanto, un’occhiata alle stelle, dio quanto erano belle le stelle quella notte, poi all’improvviso, una botta.
E mi sono ritrovato sdraiato.
Il braccio lontano, vicino al lampione.
Un piede sotto una panchina rotta.
Gli occhi guardavano ancora in cielo le stelle, dio quanto erano belle quella notte.
E mi sono addormentato così.
Una luce accecante mi ha chiuso le palpebre che ho poi riaperto di scatto come quando ti svegli in ritardo e al lavoro il capo ti ha già dato un ultimatum.
Ma sei tu l’ultimo della fila? Mi ha chiesto uno.

Davanti a me una biscia di persone scorreva lenta, mentre San Pietro posto poco più in alto, martellava sentenze senza una giuria, armato solo di martello e bilancia che stavano sul banco.
I suoi assistenti mi hanno fatto compilare alcuni fogli e lasciare tutti i documenti.
Lungi da me la tentazione di mentire, ho restituito i fogli con la mia firma, e quello che ho scritto lo confermo, non sia mai che le cose che ho scritto diventassero pubbliche!
Lui, Pietro, aveva fretta e in attesa del giudizio qualcuno piangeva, qualcuno salutava qualcuno, qualcuno faceva i conti dei peccati con le dita, poi è toccato a me, proprio mentre salutavo delle amiche.
Il cuore l’avevo in mano e Pietro ha voluto che lo consegnassi per poggiarlo sulla bilancia.
Immaginate un uomo con la pancia e un pò di barba, lui è Pietro.
Mi ha riconosciuto subito.
Avevamo un monte di amici in comune. Ah, quant’è piccolo il mondo a volte.
Per un pó abbiamo parlato del più e del meno, di come stava questo e della brutta strada che aveva preso quello, e lui era davvero sorpreso di vedermi, ma solo perché mi aspettava giá da tempo.
Poi è arrivato il momento.
Il giudizio già lo sapevo e mi spaventava, ma ho comunque provato a fare qualche nome di uomo potente, un vecchio vescovo, parente influente, che anche lui sicuramente conosceva e che mi avrebbe potuto aiutare, magari per una volta non con una parabola ma con una buona parola.
Però niente.
Ho chiesto varie volte di chiamarlo al cancello ma Pietro non ha voluto.
Avevo paura che le nuvole di velluto si aprissero da qui ad adesso.
Che non mi dessero il tempo di fumare nemmeno l’ultima sigaretta prima di finire all’inferno.
Proprio così come ero morto.
Dal nulla, una luna piena, anzi due, mi avevano travolto alle spalle.
Pezzi miei ovunque.
Quest’uomo è morto e vissuto senza saperlo, questo avrebbero dovuto scrivere sulla lapide.
Invece di una foto già sbiadita, un nome e una data. Fine.
Basta pensarci.
Quanto tempo è passato ormai? Qua non ci sono ne orologi ne calendari.
Non esiste niente infatti che separi il giorno e la notte.
Se proprio hai sonno strappi un pezzo di nuvola e ti ci sdrai senza farti troppi problemi.
È così che funziona qui.
Puoi fare quello che ti pare, se ti va. O quasi.
Per lo meno non ci sono orari di chiusura.
Ovvio, ci sono certi tipi di censura, alcuni di questi mi vietano di scrivere certe cose ad esempio, ma ne vale la pena se penso che sto usando una piuma della mia ala destra come penna.
Soprattutto se penso che la mia condanna era diversa.

Dovevo stare in mezzo a qualche fiamma ora.
La bilancia non mente mai, e pendeva tutta a sinistra.
Ho pensato, sono guai.
Il piattino da una parte toccava il tavolo, l’altro a vista sembrava impiccato.
Impacciato ho tirato fuori la Visa, sperando che i pochi soldi che avevo sul conto servissero a far cambiare sponda all’oncia, ma non ne avevo abbastanza per risanare i miei peccati, tanti, troppi, tra aborti scampati, menzogne preparate, multe da pagare, furti di cuori, truffe di soldi ai poveri, una lista che non ha nemmeno letto tutta, troppa fila.
Poi l’avvocato d’ufficio, affidato dall’accusa per la mia difesa, riguardando il video della mia morte, ha ribaltato la legge universale che mi stava condannando a favore mio.
Io stesso mi ero salvato la vita senza saperlo, quando in quel secondo immenso, l’ultimo, riguardando la mia intera vita, dall’inizio, allora ero ancora in fasce, alla fine, ancora incapace di vivere, inconsapevolmente ho chiesto perdono.
Proprio in quell’attimo, mentre il film passava senza pause, ho infatti, a quanto pare, chiesto scusa.
Mi sono liberato di tutte le colpe in un colpo solo. Forse in automatico, forse per errore, fatto sta che non mi sono neppure io reso conto della piccola azione delle mie labbra.
Ha affermato l’avvocato che con certezza le mie erano parole che provenivano dal profondo, che i miei sono stati errori in fondo fatti con il cuore nel nome della bellezza e dell’amore.
Di me stesso aggiungo io.
Nell’inconsapevolezza del male e dell’odio che creavo. Questo lo ha detto lui.
Ma il verdetto è stato a favore mio lo stesso.
Così per una frase come un’altra, sussurrata all’aria, detta all’ultimo scampo di tempo, con l’ultimo respiro, mi sono salvato per l’eternità.
Le solite scuse sul letto di morte pronunciate sul cemento mi hanno aperto le porte del paradiso.
Quanto ho riso. Davvero.

Quando sono entrato mi è stato dato un blocco di carta pieno di regole da imparare.
Su certe cose sono molto rigidi, lo devo dire.
Lo fanno per mantenere il pensiero puro come l’aurora, ma che stupidi, fosse cosí facile allora… so come é, quando camminavo lì giù da voi, c’era sempre qualcosa pronto a distrarti, ne anche giravi, macché dico, ancora prima di vedere l’angolo e sapere di doverci svoltare, puff, ti ritrovavi il diavolo a chiederti permesso che aveva fretta.
In giro poi solo manifesti con un lui in cravatta o una lei con un vestito corto di pizzo e seta.
Non é facile resistere a tutte quelle tentazioni, lo so io, loso.
Non sapete quante volte mi son detto stasera faccio il bravo, ma sapevo giá che era una cazzata, e giù ad accendere sigarette, stappare bottiglie e strappare mutande fino a colazione inoltrata.
Ecco il cittadino onesto che ero. Il classico immerso nel vizio.
Ora però è diverso.
Qui è tutto diverso.
Non ci credevo io per primo ma dovreste vedere, tutto bianco.
Non c’è nulla di nero.
Niente denaro. Anche lo scuro non è uno straniero e la donna è pari all’uomo.
Neppure Utopia era così perfetta. Giuro.
Ho anche conosciuto Gesù.
L’ho baciato in bocca ma mi hanno guardato male.
Non so se perché mi hanno scambiato per Giuda, o perché è vietato il contatto tra due uomini o cose varie. Però si sono girati tutti.
Io ero tutto sudato dall’emozione.
Sul manuale ho guardato, non c’è scritto nulla al riguardo, nessuna legge o nozione sul bacio.

In molti si sono sorpresi a vedermi lí, ma questo lo avevo già messo in conto.
Hanno sospeso i loro giochi per venirmi incontro, gente che non vedevo da una vita chiedermi, in un breve riassunto, che ci fai qua?
Mah..che domanda!
Merito di un buon avvocato e vecchi crediti di altre vite.
Non riuscivano a crederci.
Qua è tutto davvero diverso, ripeto.
Io stesso me lo immaginavo diverso.
È cambiato molto infatti da quando è passato Dante di qua.
Hanno rivoluzionato tutto quanto.
Credo abbiano cambiato gestione e in effetti dopo cinquecento anni hanno anche ragione.
Comunque, a proposito del Dante, non l’ho ancora visto.
Ho chiesto di lui a più di qualcuno ma non mi ha risposto nessuno.
Non lo conoscono. Alighieri chi?
Ora mi trovo ai confini dell’Eden, dove finiscono le nuvole nostre, e iniziano le vostre, dalle chiare alle scure.
Vengo spesso qui perché non c’è mai anima viva neppure a pagarla.
Meglio, lo preferisco.
Questa che parla è la campana.
È ora dei balli di gruppo.
Per non farli capita che mi nascondo dietro qualche cumulo di nuvola tiepida, anche se l’ultima volta mi hanno trovato a causa dell’aureola che sbucava dalla cima, che cosa stupida.

A volte quando mi annoio vengo qui, faccio un foro nel tappeto morbido più del burro e guardò giù.
Sembro un eschimese mentre osservo il mondo che va avanti senza di me.
Mente sicuro.
Come fa? Sara passato solo poco più di un mese?, boh, azzardo.
Di solito, tentato dalla noia, sputo sulla testa di pelati solo per il gusto di vederli maledire il cielo.
Ma oggi no, non ne ho voglia.
Sono qui perché volevo lasciare qualcosa in più al mondo che debiti e vestiti.
Quando ho seguito il mio funerale e quello che è successo dopo, sí è concesso, non ho visto nessuna festa, nessun lutto.
Ho sentito qualche pianto forzato e visto qualche fiore rosso.
Tutto qua.
Solo un amico alla salma gli ha gridato forza alzati! Ma il corpo non si è mosso.
Un’ammasso di pelle bianca e dura.
Il funerale si è concluso quando mi hanno seppellito con la bara, in quel lettino senz’aria.
A mio parere hanno avuto troppo poco rispetto per il defunto, poco tatto e hanno fatto fin troppo presto. Bravi!
Si sono dimenticati in fretta e la mia roba è finita in uno scatolone su in soffitta.
Un santino con una preghiera prestampata. Eccola dov’è tutta la sofferenza della mia perdita.
Nessuna festività, piazza, via o parco porterà il mio nome.
A volte accade, ma non a me.
Mi consolo con il solo pensiero di essere finito dove tanti sperano di arrivare un volta morti, dopo una vita di sacrifici e buone azioni.
Brioche per colazione tutti i giorni.
Carne, latte, bevande quante ne vuoi. Questo è vero.
Ma poi? Qui mi annoiò spesso, lo ammetto.
Sesso proibito, vino no e la musica da chiesa che suona tutto il giorno mi ha prima depresso, e dopo nauseato.
Per poco non vomito sul finestrino di un aereo.
A volte sento mancare l’aria.
Volti sorridenti per carità, tutti gentili, felici e contenti, cibo della migliore qualità, niente pesticidi o simili, mille e più libri da leggere tra cui scegliere.
Inoltre é tutto pulito e ordinato, ci sono i giochi di gruppo e tutto il resto, tutto questo e più per passare in pace l’eternità. Tranquillo. Ma non io. Io mi annoio.
Ho parlato con l’avvocato che mi ha spedito qui, lo stesso che mi ha difeso.
Ha detto di non farci caso.
Che do troppo peso a quello che non c’è.
Gli ho chiesto anche di Dante, dov’è?
Non è più qui. Ha risposto.
Riporto le sue esatte parole.
Non posso parlare per fatti di privacy. Ha detto.
Infine ha aggiunto che l’unico modo per fuggire da qui è scrivere due righe a Dio e aspettare che le legga e risponda attraverso una delle sue vie infinite.
Per questo scrivo questa lettera oggi, sperando arrivi in qualche modo a Lui.
Sinceramente non ci spero molto, ormai é la tredicesima che gli mando.
Questa la lascerò cadere dal cielo, dove volteggerà leggera fino a che qualcuno non la raccoglierà e la leggerà, e se ne coglierà il senso allora avrò vinto io.

Per quanto riguarda me, resteró in attesa di una risposta da lui che sta qua ma non si trova.
Ho saputo da un’amico fidato del Capo che quello che succede dopo la morte varia a seconda di ció che si crede durante la vita, e questo vuol dire che sto aspettando invano una via d’uscita.
Avrei dovuto scegliere da bravo peccatore una di quelle fedi tutte sesso e rock and love.
O rock and roll e amore.
Oppure pregare Zeus, Bacco o Venere, o venerare uno qualsiasi di quel gruppo di dei lí.
Un pò permalosi questo sì, lunatici anche, ma almeno mi godevo un paradiso di orge e vino.
Di reincarnarmi ne anche se ne parla ha detto Pietro. Non si fida.
Crede voglia tornare indietro per combinare altri guai.
Non sai che darei per avere un’altra vita ancora, voi mi raccomando vivete a pieno la vostra!

PS: Maledizione. Poco prima di finire di scrivere, sono arrivati due angeli. Per poco non mi hanno scoperto che scrivevo male di questo cielo. Il foglio l’ho nascosto e hanno pensato che stessi sputando giù sul mondo, perciò mi hanno mandato per un pò di tempo all’inferno per punizione. Compensa che almeno ho visto Virgilio in azione, guida turistica per eccellenza, che ora lavora fisso agli inferi. Ho chiesto a lui che fine avesse fatto Dante. Ha detto che era da qualche parte con Michelangelo, e quando l’ho trovato, lui, il poeta in rosso, era in piedi, mentre l’altro stava sdraiato su un asse impegnato a mettere la sua arte sul tetto di quel posto. Per poco non lo riconosco. Poi il naso e l’abito mi hanno detto che era lui. Ha trovato lavoro da Satana mi ha spiegato, la paga è buona e ha due giorni liberi la settimana. Scrive per lei lettere d’amore che le legge quando è triste. Non male. Ah sì, il diavolo è donna e ha una relazione segreta con Cristo, o Ciccio come lo chiama lei con affetto. A lui, il Sommo Poeta, ho fatto leggere quello che ho scritto. Ha detto di lasciare perdere la scrittura e darmi ai balli di gruppo. Così farò. Rassegnato a questo paradiso o inferno.
Addio.”

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