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Privacy Europa, facilitare l’accesso ai dati dei big di Internet per l’antiterrorismo

Privacy Europa, facilitare l'accesso ai dati dei big di Internet per l'antiterrorismo
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Privacy, l’Ue punta al cloud: accesso libero ai dati digitali come misura anti terrorismo.  Sul come fare sono al vaglio tre opzioni che andranno a costituire le basi della futura proposta legislativa. L’agevolazione è motivata dal pericolo di attentati.

Ottenere quei dati più semplicemente e velocemente. È l’obiettivo dell’Unione Europea che vuole facilitare l’accesso alle prove elettroniche in possesso delle aziende hi-tech, inclusi i big come Facebook e Google, da parte delle forze dell’ordine. Anche quando queste  informazioni sono custodite all’interno di un altro paese parte dell’Unione. Un’agevolazione motivata dal pericolo terrorismo.

“Sono sicura che adesso, alla luce dei recenti attacchi terroristici e dei pericoli che minacciano l’Europa, ci sarà una maggior comprensione da parte dei ministri, anche tra quei Paesi che non hanno subito un attentato”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters Vera Jourova, commissaria europea alla Giustizia. Per quel che riguarda il “come fare”, la Commissione europea sta valutando tre opzioni, che andranno a costituire le basi della futura proposta legislativa da valutare entro l’inizio del 2017.

La proposta più intrusiva, consentirebbe alle forze dell’ordine accesso alle informazioni direttamente nel cloud, cioè sulla nuvola, delle aziende tecnologiche. Si tratterebbe di “una misura d’emergenza”, precisa Jourova, che “richiederebbe maggiori garanzie per proteggere la privacy delle persone”. Verrebbe adottata quando le autorità non conoscono i server che custodiscono i dati o c’è il rischio che questi ultimi vengano persi.
La seconda opzione obbligherebbe le compagnie a fornire le informazioni richieste dalle forze dell’ordine di un altro paese dell’Unione. Mentre l’alternativa meno invadente prevede che le autorità di uno Stato membro possano chiedere a un provider IT di un altro Stato membro di fornire questi dati.
Attualmente, per esempio – scrive Reuters – la polizia in Italia che sta cercando di ottenere prove elettroniche custodite in Irlanda deve chiedere alle autorità irlandesi di recuperarle. Un processo farraginoso. La possibilità di rendere più snello il meccanismo preoccupa le compagnie digitali: potrebbe mettere a rischio la privacy degli utenti e disincentivarli dall’uso dei servizi cloud.
Si prepara un ennesimo braccio di ferro tra, da un lato, le forze dell’ordine e, dall’altro, i big dell’hi-tech? Di certo, le aziende tecnologiche stanno subendo una crescente pressione che le vuole maggiormente collaborative verso le autorità in nome della sicurezza. Di recente Facebook è stata duramente criticata per aver rifiutato di dare accesso ai messaggi finali su WhatsApp di Khalid Masood, l’attentatore di Westminster. E ogni nuovo attentato, diventa pretesto di una nuova ondata di proposte tecno-restrittive. Basti pensare che in Francia, dopo la strage di Charlie Hebdo, è stata adottata una legge liberticida, paragonata al Patrioct Act statunitense post 11 settembre 2001.
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