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Piano Nazionale Scuola Digitale, Istituti connessi a 100 Mb.

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“Scuola, connessi online oltre il 90% degli istituti in tutta Italia”. Diffusi i registri elettronici e le comunicazioni via Internet con le famiglie, ma i canoni restano troppo alti.Dopo venti mesi di azione, il Piano nazionale scuola digitale – figlio della Legge 107, la cosiddetta “Buona scuola” – ha portato “una forma di connessione” nel 97 per cento degli istituti italiani. E in tutte le segreterie. Questo non significa che si faccia didattica online ovunque: spesso la banda offerta non è sufficientemente larga e i canoni pagati dalle scuole restano alti. Secondo i dati offerti dal ministero dell’Istruzione, comunque, il 54 per cento delle aule “è adeguato a una didattica digitale”.  Lo staff ministeriale che si occupa di tutto questo è stato assunto, quattro mandati fa, da Francesco Profumo: “La comunità digitale scolastica è ancora piccola, ma cresce”, dicono, memoria storica. Il punto di partenza, e questo sarà detto più volte, era drammatico. “Solo nel 2015 tra noi e i grandi Paesi c’erano quindici anni di differenza”, spiega la ministra Valeria Fedeli.
I siti, il registro di classe, gli animatori digitali
Il primo bando del Piano nazionale ha cablato 1.500 scuole. Oggi – assicura il Miur – nell’82 per cento dei plessi si usa il registro di classe o quello del docente. E il 96 per cento delle scuole dichiara di utilizzare almeno uno strumento digitale per comunicare con le famiglie (tendenzialmente è il sito). Diversi istituti iniziano ad avere regolamenti interni per gestire lo smartphone personale degli studenti e un milione e 600mila ragazzi, oggi, “fanno codice”. Gli animatori digitali creati dalla “Buona scuola” – i docenti che spingono in questo settore – sono 1.800, quarantamila le persone coinvolte nell’educazione informatica scolastica.
I prossimi 16 passi
La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha provato a spingere in avanti “l’ecosistema di questa comunità” puntando sulla formazione dei docenti e “sugli innovatori”. Ha detto: “Abbiamo dati che ci spiegano come nelle ultime stagioni gli studenti che arrivano all’università sono più preparati sul fronte digitale”. Quindi ha illustrato i “sedici passi” per il futuro, offrendo le date per ognuno dei passi. Il più importante è: 140 milioni entro il 20 settembre per realizzare laboratori in chiave digitale per gli istituti professionali, l’alberghiero, il meccatronico, le scuole di moda. “Il modello è l’industria 4.0”. Entro il 29 settembre, poi, saranno a bilancio 2,5 milioni per il digitale nelle scuole di periferia. Ci sono 15 milioni per il registro elettronico nel primo ciclo (elementari e medie) e 5,7 milioni per l’assistenza tecnica sempre alla primaria e alla media inferiore. Entro novembre la ministra ha assicurato siti web aperti per tutte le scuole. Sempre entro novembre, l’avvio delle iniziative di educazione all’imprenditorialità e per la diffusione delle materie scientifiche (Stem) alle scuole medie con un investimento “fino a 5 milioni”. Entro novembre, ancora, saranno individuati 18 “future labs” nel Paese (uno per regione, è la dizione) e 18 centri di competenza. E ci sono 25 milioni di euro per formare gli amministrativi e il personale Ata degli istituti scolastici. La ministra Fedeli, infine, ha istituito un gruppo di lavoro che avrà 45 giorni per pubblicare le linee guida per le scuole.
“I contenuti digitali li vogliamo di qualità e gratuiti, chi lavora nella scuola deve avere accesso al meglio”, ha detto la Fedeli. “Entro l’anno raccoglieremo e offriremo prodotti per la scuola dei migliori autori ed editori”.
Il voucher digitale
Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Antonello Giacomelli, ha ricordato come per 7.300 comuni italiani “tornerà una rete di connessione pubblica con obiettivi superiori a quelli europei”. E ha annunciato un voucher per le scuole: “I soldi sono al Cipe da tre anni”. Una parte di queste risorse servirà a garantire la connessione a 100 megabit per secondo entro il 2020 (il primo annuncio parlava del 2018). Le scuole che già hanno una buona connettività, invece, “potranno spendere la loro aliquota per ulteriori acquisti digitali”. In questo caso l’aliquota sarà intorno ai mille euro.

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