Nucleare, via libera alla centrale inglese da 18 miliardi

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Il Governo conservatore si allea con i francesi di Edf e il colosso cinese Chine General Nuclear Power Corporation. L’energia prodotta sarà pagata per 35 anni il doppio dei prezzi attuali.

Dopo mesi di incertezza, il governo inglese ha deciso: in controtendenza rispetto al resto d’Europa, punta sul rilancio del nucleare per garantirsi il fabbisogno energetico dei prossimi decenni. L’esecutivo guidato da Teresa May, che si era presa qualche settimane di tempo dopo il disastroso esito del referendum sulla Brexit che è costato la poltrona a David Cameron, ha dato il via alla costruzione di due nuovi gruppi sulla costa del Sussex: nel vecchio sito di Hinkley Point sorgerà una nuova centrale nucleare, per un impegno di spesa prevista – almeno inizialmente – in 18 miliardi.

La decisione fa felice soprattutto il colosso francese Electricité de France, partner del governo inglese nell’operazione assieme al gruppo cinese a China General Nuclear Power Corporation, il quale porterà in dote finanziamenti per 6,2 miliardi di sterline. Per Edf, zavorrata da 37 miliardi di debiti e alle prese con una difficile integrazione con il gruppo Areva che detiene i brevetti della tecnologia nucleare, era fondamentale avere il via libera dal governo conservatore di Londra.

Edf, infatti, è alle prese con i continui rinvii per l’apertura della nuova centrale di Flamnville in Normandia, dove i costi sono triplicati e il taglio del nastro era previsto quattro anni fa. Il che non è di buon auspicio per Hinkley Point, dove verrà utilizzata la stessa tecnologia Epr che sta causando mille problemi al cantiere normando. Stessa sorte per l’altro appalto vinto dai francese per un impianto, più piccolo, in Finlandia.

Per quale motivo i britannici punteranno lo stesso sul nucleare? In previsione dell’esaurimento dei giacimenti nel Mare del Nord e per non dover dipendere da forniture dall’estero, il governo ha deciso da tempo che il futuro energetico del paese si baserà sulle rinnovabili (soprattutto eolico) e sul rilancio dell’atomo.

Oltre alle proteste ambientaliste, la decisione ha sollevato più di una polemica. Al di là dei costi di costruzione, il conto per le casse pubbliche dovrà tenere conto degli incentivi: per un periodo di 35 anni, a partire dal 2025, a Edf viene assicurato un prezzo dell’energia venduta pari a 92,5 sterline a megawatt per ora. Il doppio dei costi attuali. Secondo alcuni osservatori, lo stesso impegno di spesa con incentivi alle rinnovabili sarebbe stato meno oneroso.

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