Norme ‘azzera-privacy’ gli attivisti USA vogliono pubblicare le chat personali dei politici

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Usa, attivisti contro norme ‘azzera-privacy’: “Pubblichiamo la cronologia web dei politici”. Le reazioni al provvedimento che cancella la tutela delle informazioni sulle attività in rete degli americani, che i provider possono commerciare a loro insaputa. Secondo molti esperti, però, si tratta semplicemente di una provocazione.

Lo scontento è altissimo dopo la decisione del Congresso Usa che permette ai provider di cedere alle agenzie pubblicitarie molte informazioni sulle attività online degli utenti, senza aver prima ottenuto il loro consenso. Tanto alto da aver scatenato un’ondata di proteste. Alcuni attivisti hanno persino deciso di lanciare una sfida: perché non compriamo i dati dei politici che sono stati favorevoli alla scelta e li pubblichiamo su internet?

In campo è sceso Adam McElhaney, un sostenitore della privacy del Tennessee, che ha promosso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe rastrellando in quattro giorni il supporto di 9,648 persone e 146,732 dollari.”Penso che la cronologia internet debba rimanere nostra e che la rete debba essere neutrale – scrive -. Sto raccogliendo soldi per assicurare queste libertà. La mia ultima speranza è usare queste donazioni per restaurare il diritto alla riservatezza”. Ma il malcontento ha accomunato anche una star: l’attore statunitense Misha Collins, che si è prefissato l’obiettivo di ottenere per la causa 500 milioni di dollari e, al momento, ne ha incassati 62mila.

In realtà, la sfida appena lanciata sembra configurarsi semplicemente come una provocazione, stando a ciò che suggeriscono molti esperti. I motivi sono diversi. Prima di tutto perché si tratterebbe di una pratica illegale. Come annota il sito specializzato in tecnologia The Verge, il Telecommunications Act – cioè la legge che negli Stati Uniti regolamenta le telecomunicazioni – impedisce il commercio dei dati personali identificabili. Ma c’è pure una ragione prettamente commerciale: “Al momento, il sistema utilizzato dalle aziende di settore non prevede la vendita di queste informazioni”, ci spiega Matteo Flora, esperto di privacy online.

In pratica ciò che si acquista sul mercato non è “ciò che ha visto quel determinato individuo/utente”, ma dei dati aggregati grazie a cui fare pubblicità mirata in tempo reale. “Un meccanismo che viene già sfruttato con migliaia di altre informazioni“, precisa Flora. Anche se questo, ovviamente, non vuol dire che il passo appena compiuto dal Congresso non incoraggi una maggiore collezione di dati e un marketing ancora più invasivo, senza che i naviganti abbiano la possibilità di difendersi.

Certo, recuperare la cronologia dei politici Usa non è impossibile, segnala Odisseus, pseudonimo online di un hacker italiano: per esempio “sul dark web esistono prezzari appositi per entrare in possesso di informazioni come, appunto, la cronologia internet”, dice. “E i Rat, strumenti che permettono di controllare a distanza i computer altrui per rubare, o persino modificare, i dati che contengono stanno crescendo a vista d’occhio”. Questa, però, è un’altra storia. Intanto, c’è chi per protesta ha scelto di esporsi personalmente: Petter Rudwall, 31enne svedese, ha deciso di mettere in vendita la sua intera cronologia su eBay. Non ha ancora acquirenti, ma chissà.

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