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Non è una tisana ma un pasticcio il DDL sulle erbe dimagranti

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Fitoterapia. Un decreto proibisce ai farmacisti di preparare pastiglie con sostanze naturali che aiutano a perdere peso. Le stesse che si vendono sfuse o negli integratori. In farmacia qualcosa è cambiato. Da qualche settimana, non è più possibile acquistare i composti a uso dimagrante prescritti dal medico e preparati dal farmacista, in termini tecnici un galenico magistrale. Lo vieta un decreto, approvato il 22 dicembre e pubblicato sulla prima Gazzetta Ufficiale dell’anno, che include un lungo elenco di sostanze naturali e principi attivi di cui è vietato l’uso. Una decisione che ha scatenato però dure polemiche, dovute al fatto che il decreto penalizza erbe innocue e di largo utilizzo, come il tè verde, oltre ad essere in contraddizione con altri provvedimenti in materia. Tanto che le associazioni di categoria interessate, tra cui i farmacisti che sono direttamente colpiti dal provvedimento, hanno già chiesto e ottenuto dal ministero della Salute una commissione tecnica per discuterne i contenuti.

«Il problema non è la scelta di disciplinare le preparazioni galeniche dimagranti, che è corretta», spiega Fabio Firenzuoli, docente di Fitoterapia e Fitovigilanza all’università di Firenze. Il fatto è che si vendono, è vero, in farmacia associazioni di molecole con effetto anoressizzante, ossia dimagrante, magari mischiate con antidepressivi e/o con altri principi attivi: combinazioni che possono essere rischiose per l’apparato cardiovascolare o il sistema nervoso. Ma non sono quelle vietate. Ed è difficile trovare una logica in un elenco che comprende piante di uso comune come il tè o il rabarbaro, altre piante per cui non è specificato il nome botanico e neanche la parte di cui è vietata la vendita o il principio attivo che ha motivato tale divieto. Senza contare che l’elenco include farmaci, aminoacidi, ormoni e altri principi attivi di cui si indica solo il nome commerciale.

«Il problema – prosegue Firenzuoli – è che questa lista comprende in modo acritico erbe che non hanno una specifica attività dimagrante, ma soprattutto erbe sicure, il cui uso è largamente collaudato e che sono preziose per varie indicazioni terapeutiche. Ma soprattutto, nel decreto sono stati usati due pesi e due misure ». Alcune delle sostanze vietate, infatti, sono presenti in integratori e prodotti erboristici – in molti casi, autorizzati dal Ministero proprio a supporto delle diete ipocaloriche – che non richiedono alcuna prescrizione medica. Così, paradossalmente, al momento ci sono sostanze in libera vendita, che però non possono essere prescritte dal medico come preparato galenico. «I fitoterapici – spiega Mario Izzo, farmacista e fondatore dell’associazione galenisti italiani – sono diventati un supporto importante nella battaglia contro obesità e soprappeso, e i gravi problemi di salute, che ne derivano . Il decreto afferma che non ci sono studi che confermino l’efficacia delle piante in elenco, ma questo non è vero». Come l’arancio amaro – citrus aurantium – una pianta presente nell’elenco, di cui è stabilita per legge la dose massima consentita proprio in base alle valutazioni di efficacia, o come altre piante che sono inserite nell’elenco di erbe liberamente utilizzabili per prodotti officinali, ossia di libera vendita.

Spiega la presidente di Federfarma Annarosa Racca: «Non si tutela la salute pubblica impedendo di vendere lassativi naturali come la senna e la cascara, o altre piante usate in galenica e con impieghi diversi da quelli dimagranti». Mentre paradossalmente efedrina e pseudo efedrina, il cui uso a scopo dimagrante è stato vietato proprio per i rischi che comporta, sono al momento prescrivibili con ricetta medica, in seguito a una sentenza con cui il Tar del Lazio ha abrogato il decreto che ne vietava la vendita.

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