Neurobiologia del Borderline: cosa succede nel cervello di un borderline

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Una conseguenza delle precoci interazioni traumatiche con genitori o caregiver è che i pazienti borderline possono mostrare un costante stato di ipervigilanza, derivato dalla necessità di controllare l’ambiente per la possibile presenza di altri con intenzioni malevole nei loro confronti. Una storia di abusi ripetuti durante l’infanzia è associata alla tendenza a un’eccessiva secrezione di ACTH.

Una funzione dell’amigdala è quella di aumentare la vigilanza e di facilitare la valutazione di potenziali situazioni inedite o ambigue. In uno studio, in entrambi i lati del cervello delle pazienti borderline si riscontrava un aumento dell’attività dell’amigdala.

Un’amigdala iperattiva può contribuire alla sviluppo di uno stato di eccessiva vigilanza e reattività di fronte a espressioni emozionali relativamente benigne.

Un’aumentata sensibilità alle emozioni, probabilmente correlata a un’iperreattività dell’amigdala e dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene associata a esperienze traumatiche, sia una caratteristica centrale del DBP. Per i pazienti con una storia di traumi infantili questa ipervigilanza può essere adattiva e protettiva.

Il problema non sta nella percezione, ma nell’interpretazione delle espressioni emotive.

Studi che hanno utilizzato tecniche di risonanza magnetica hanno rilevato riduzioni volumetriche dell’ippocampo e dell’amigdala in individui con DBP. La relazione fra trauma infantile e ridotte dimensioni dell’amigdala comunque rimane poco chiara.

Si riscontra un’attività della corteccia prefrontale ventromediale relativamente diminuita rispetto a soggetti di controllo.

Una carente inibizione prefrontale potrebbe essere implicata nei problemi che hanno nel ritrovare la calma quando sono agitati.

La riduzione del volume dell’ippocampo può essere collegata alle difficoltà che i pazienti borderline incontrano nel valutare le modalità con cui le relazioni del presente richiamano o meno relazioni del passato, e nell’apprendere dalle esperienze associate a queste precedenti relazioni.

La corteccia prefrontale mediale ha connessioni di tipo inibitorio con l’amigdala; questo pattern potrebbe riflettere un’incapacità di porre termine alla generazione di emozioni negative da parte dell’amigdala.

Traumi precoci possono favorire fenomeni di lateralizzazione emisferica e influenzare negativamente l’integrazione delle attività dei due emisferi cerebrali.

Nel Disturbo Borderline di Personalità sembra essere implicato anche un deficit di oppioidi endogeni.

Tale disfunzione potrebbe essere correlata ad alcuni sintomi del disturbo; per esempio, i tagli auto inflitti, che inducono il rilascio di oppioidi endogeni, potrebbero riflettere un tentativo di automedicazione. Il sistema degli oppioidi è coinvolto nella regolazione delle emozioni e nei comportamenti sociali, ed è possibile che una carenza sia correlata anche ai problemi di funzionamento sociale tipici dei pazienti con Disturbo Borderline di Personalità.

Alla luce delle difficoltà che gli individui con Disturbo Borderline di Personalità incontrano costantemente nelle relazioni interpersonali, a partire dalle relazioni precoci di attaccamento, si può ipotizzare che queste difficoltà siano legate, almeno in parte, a un deficit costituzionale degli oppioidi endogeni.

Il dolore emotivo può essere percepito sul piano fisico e considerato insopportabile.

Non tutti i pazienti borderline hanno una storia di traumi o esperienze di trascuratezza; l’eziologia deve quindi essere considerata come multifattoriale.

Gundersop ha suggerito che alla base del disturbo potrebbe esserci un temperamento innato, geneticamente determinato, caratterizzato da ipersensibilità interpersonale. L’aspetto fondamentale del disturbo è l’incapacità di controllare o contenere le emozioni in risposta ad eventi interpersonali.

I dati ricavati dagli studi indicano che il Disturbo Borderline di Personalità ha un’eziologia multifattoriale. Zanarini e Frankenburg hanno postulato tre fattori principali:

  1. Ambiente familiare traumatico e caotico, che determina separazioni precoci, disaccordo emozionale, comportamenti di rifiuto e trascuratezza nei confronti del bambino, insensibilità rispetto ai suoi sentimenti e bisogni, e traumi di varia entità
  2. Temperamento costituzionalmente vulnerabile
  3. Eventi scatenanti, come il tentativo di stabilire una relazione intima, il fatto di andare a vivere da soli, abusi sessuali o altre esperienze traumatiche, ognuno dei quali può agire da catalizzatore attivando la sintomatologia della condizione borderline[1].

[1] Gabbard Glen O., Psichiatria psicodinamica – quinta edizione basata sul DSM-5, Raffaello Cortina Editore, 2015

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