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Modificato il DNA umano con la tecnica di gene editing Crispr-Cas9

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Usa, usata la tecnica Crispr per modificare il Dna di embrioni umani. L’editing genetico è stato impiegato con successo da un team di scienziati americani per “correggere” il codice genetico subito dopo la fecondazione. È la prima volta senza produrre mutazioni indesiderate.

Quasi mezzo secolo dopo la corsa allo Spazio, è ufficialmente iniziata la corsa al genoma. E ancora una volta siamo alle prese con un inseguimento tra due  superpotenze: da una parte la Cina, dall’altra gli Stati Uniti. Oggetto della contesa: il Dna umano, quello degli embrioni. O meglio, la possibilità di manipolarlo con estrema velocità, facilità e precisione, utilizzando la cosiddetta Crispr-Cas9, la tecnica di gene editing che sembra destinata a rivoluzionare definitivamente il mondo della medicina e della genetica.

La prima mossa era stata compiuta dai cinesi, che nel 2015 erano riusciti, per la prima volta al mondo, a modificare il genoma di alcuni embrioni umani non vitali. E oggi, a due anni di distanza, è arrivata la risposta da oltreoceano: un’équipe di ricercatori statunitensi della Oregon Health and Science University, come racconta un report pubblicato su Mit Technology Review, ha portato a termine con successo una serie di esperimenti di editing genetico su embrioni umani, mostrando che è possibile (e sicuro) correggere difetti del dna legati all’insorgenza di malattie innate.

Crispr è l’acronimo di Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats, locuzione che si usa per indicare particolari porzioni di dna che contengono sequenze regolari e ripetute cui è associato un complesso di geni, detto Cas (Crispr-ASsociated) che codificano degli enzimi in grado di tagliare il dna stesso. Si tratta, nella fattispecie, di una sorta di sistema immunitario che difende il genoma da eventuali intromissioni esterne: le sequenze Crispr-Cas sono in grado di riconoscere, tagliare ed eliminare le sequenze di dna estraneo. Proprio in virtù di questa caratteristica, tali sequenze sono state ingegnerizzate da diversi gruppi di ricerca (a tal proposito, è attualmente in corso una durissima battaglia legale per l’attribuzione della paternità della scoperta che vede coinvolta anche la francese Emmanuelle Charpentier) perché diventassero un vero e proprio strumento di microchirurgia genetica con il quale tagliare e incollare, a proprio piacimento, frammenti di dna. Da allora, Crispr è rapidamente diventata una delle tecniche di ingegneria genetica più popolare e utilizzata al mondo.

Gli scienziati dell’Oregon, coordinati da Shoukhrat Mitalipov, hanno raccontato, sempre stando al resoconto di Technology Review (ancora non è stato pubblicato alcuno studio ufficiale) di aver fatto “progressi significativi” nella modifica del genoma di embrioni umani usando la tecnica Crispr, in particolare rispetto a uno dei principali “effetti collaterali” dell’editing, il cosiddetto mosaicismo. Di cosa si tratta? Mentre le cellule degli individui sani hanno tutte lo stesso patrimonio genetico, quelle di chi è affetto da mosaicismo portano due (o più) linee genetiche diverse: nel caso di utilizzo della tecnica Crispr, il fenomeno può presentarsi se le modifiche artificiali del genoma avvengono dopo che il Dna dell’uovo fertilizzato ha già iniziato a dividersi. In questo caso, alcune cellule presenteranno il genoma inalterato, mentre altre porteranno quello modificato, il che può provocare conseguenze del tutto imprevedibili sullo sviluppo futuro dell’embrione. Negli esperimenti condotti in Cina, per l’appunto, erano stati osservati tassi molto alti di mosaicismo.

Il gruppo di Mitalipov ha affrontato il problema anticipando l’applicazione di Crispr al momento in cui l’ovulo viene fecondato dallo sperma: stando alle prime indiscrezioni, gli esperimenti avrebbero coinvolto “diverse decine” di embrioni, creati con fecondazione in vitro usando lo sperma di uomini portatori di diverse mutazioni genetiche. Al momento non è noto di quali mutazioni si tratta, né a quali patologie sono collegate, né il numero preciso di embrioni utilizzati, per cui non è ancora possibile trarre alcuna conclusione quantitativa sul tasso di mosaicismo osservato. “La nostra è una dimostrazione di principio della sicurezza della tecnica”, ha dichiarato un ricercatore coinvolto nel progetto, di cui non è stato divulgato il nome. “Il mosaicismo è significativamente ridotto. Non è ancora il momento di parlare di trial clinici, ma siamo arrivati più avanti di chiunque altro”.

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