L’America di Trump di nuovo nella corsa allo spazio

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Trump rilancia la corsa allo spazio: torniamo sulla Luna, poi Marte. A 45 anni esatti dall’ultima missione umana sulla Luna, quella americana dell’Apollo 17, Donald Trump rilancia la corsa allo spazio per far tornare gli Stati Uniti sul satellite della terra e poi su Marte. Una sfida alla Russia, alla Cina e anche all’Unione europea, non senza possibilità di cooperazioni.

Il presidente firma oggi una direttiva in questo senso, come ha annunciato trionfalmente la Casa Bianca. Si tratta della “Space Policy Directive 1”, che ordina alla Nasa di «guidare un programma di esplorazione spaziale innovativo per far tornare gli astronauti americani sulla Luna ed eventualmente farli andare su Marte», ha spiegato il portavoce Hogan Gidley. Una mossa, ha aggiunto, basata sulle raccomandazioni del National Space Council. «Cambierà la nostra politica sui viaggi umani nello spazio per aiutare l’America a diventare la forza trainante dell’industria spaziale, ottenere una nuova conoscenza del cosmo e sollecitare una tecnologia incredibile», ha sottolineato Gidley.

«Quarantacinque anni fa l’ultima missione Apollo della Nasa atterrò sulla superficie della luna. Nessun umano ha camminato lì da allora. Oggi il presidente Donald Trump dirà al Paese che è tempo di rimettere a fuoco la nostra visione per l’esplorazione spaziale americana», ha enfatizzato la Casa
Bianca, come se il tycoon volesse applicare il suo slogan “make America great again” anche al cosmo.

Quasi mezzo secolo dopo l’ultimo allunaggio, quindi, lo spazio torna ad essere una sfida politica. Nello scenario che si sta delineando per il futuro dell’esplorazione compaiono nuovi attori: accanto a Russia e Stati Uniti – che potrebbero costruire insieme una nuova stazione spaziale, la Deep Space Gateway, posizionata nell’orbita lunare – ci sono l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e la Cina, che sta costruendo la sua Stazione Spaziale.

Questa volta però, come già spiegato recentemente dal vice presidente Usa Mike Pence, «gli astronauti americani non torneranno sulla Luna per lasciare orme e bandiere, ma per costruire le basi da cui partire verso Marte e oltre». L’intenzione dell’amministrazione Trump è anche «promuovere lo sviluppo della tecnologia spaziale per proteggere la sicurezza nazionale» da eventuali attacchi ai sistemi satellitari. Un’importante differenza rispetto alla prima corsa alla Luna è che, accanto a una serie di nazioni pronte ad affermarsi nell’esplorazione spaziale, sono entrate in gioco le aziende private alle quali la Nasa è legata da accordi di collaborazione. Space X, Lockheed Martin, Boeing e Orbital ATK si stanno preparando e stanno studiando i futuri veicoli in grado di trasportare equipaggi umani nello spazio, come lo Space Launch System e la capsula per i voli umani Orion. Secondo alcuni il ritorno alla Luna potrebbe avverarsi già entro cinque anni.

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