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La truffa degli investimenti in Diamanti delle banche

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Risparmio tradito, ecco come le banche vendevano i diamanti allo sportello. Coinvolti 120 mila correntisti. Le associazioni dei consumatori; “Ora le aziende di credito che hanno agito come intermediari ricomprino le pietre al prezzo cui le hanno vendute”. Il loro valore s’è ridotto della metà, se non a un terzo.

Giulio lavora come quadro in un’azienda privata. Chiama la banca per risolvere un problema banale. Il direttore conosce bene sia lui che il suo conto. E gli butta lì la proposta. “Passa in filiale un momento quando hai tempo. Ho un buon investimento per te”. E Giulio va. Il direttore lo accoglie con un sorriso, lo fa accomodare, apre un cassetto e tira fuori una scatola rossa. Dentro, tra il velluto, un diamante.

E’ stato uno dei tanti modi usati da alcune aziende di credito per attirare i clienti a investire in un bene rifugio, che presentavano come “facilmente liquidabile” e le cui quotazioni erano come la freccia di un arco, sempre in salita.

Una truffa che è andata avanti anni, fermata in questi giorni dall’Antistrust, che ha multato IntesaSanpaolo, Mps, Bpm e Unicredit per pratica commerciale scorretta. E con loro le due società che si appoggiavano alle banche (luogo che almeno un tempo ispirava fiducia ai risparmiatori ndr), la ID e la DPI.

Tra l’altro la Consob (che comunque ha bloccato vendite sospette in passato) nel 2013 libera le banche dalla presentazione del prospetto informativo per la vendita delle pietre. Non sono un bene d’investimento, ma un bene, come una casa, un computer. Solo che la vendita, andata avanti per anni, era truccata. “Ai clienti, tra le pareti dei borsini, veniva fatto vedere un indice sull’andamento del mercato dei diamanti – racconta Alessandro Pedone, responsabile tutela del risparmio di Aduc – a confezionarlo però erano le stesse due società che tra l’altro lo pubblicavano a pagamento sulle pagine del Sole24ore. Tant’è che il giornale ci metteva sotto la scritta pubblicità. Cancellare la scritta era un gioco da ragazzi”.

Non esiste infatti un indice affidabile. L’unico di cui si abbia certezza è il Rapaport, dal nome del suo inventore, che però è un indicatore dei prezzi e non va dritto all’insù in modo costante. Viene pubblicato settimanalmente da una società di Anversa, la città dei diamanti. Roba da esperti gioiellieri e commercianti di preziosi. Al massimo, raccontano gli esperti, c’è una certificazione per le perle o la storia che accompagna la pietra. Non solo. Ormai il diamante è prodotto anche artificialmente. Tant’è che ieri Federpreziosi ha esultato. Da loro è arrivata la prima sollecitazione a indagare. Era il 2013. La Consob interviene a gennaio 2017 per avvertire i risparmiatori che il diamante è un investimento che può rappresentare “rischi non immediatamente percepibili”. E non era la prima volta. Nel 2014 Consob aveva diffidato la Paydiamond con sede a Hong Kong, per un’offerta al pubblico per l’acquisto di diamanti.

La truffa degli investimenti in Diamanti delle bancheSulla liquidabilità dell’investimento l’inganno messo insieme era ancora più fine. Il riacquisto era assicurato solo se all’interno del gruppo c’era qualcuno disposto a comprare. Senza contare le costose commissioni previste per la vendita. E ora le associazioni dei consumatori chiedono alle banche il risarcimento allo stesso prezzo con cui hanno venduto i preziosi. E IntesaSanpaolo qualcosa ha fatto per alcuni suoi clienti, anche perché l’investimento veniva proposto per lo più a clienti con una certa cifra sul conto. A cascarci sono stati circa 120mila risparmiatori. Che non amano raccontare. “Abbiamo faticato a convincere qualcuno a parlare, perché molti avevano contratti multipli. Un diamante, un po’ di obbligazioni. E avevano paura a parlare per possibili ritorsioni”, spiega Steven Tranquilli, direttore di Federpreziosi, che da anni avverte che le pietre vanno acquistate presso gli espreti e non su Internet o in banca. Carlo Messina, ad di IntesaSanpaolo si è detto “rammaricato” dell’accaduto. La multa? Qualche milione. Perché l’Antitust non può fare di più. Ma chi doveva vigilare? Una domanda che qualcuno inizia a porsi. E una certezza. Un diamante è per sempre. Parola di De Beers, che lancia lo storico slogan per una pubblicità nel 1947.

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