La sonda Juno è nell’orbita di Giove

La sonda Juno è nell'orbita di Giove
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La manovra si è conclusa con successo, il motore ha rallentato per tutti i 35 minuti previsti. Le prime osservazioni scientifiche ravvicinate sono attese per la fine di agosto.
“Welcome to Jupiter!” è il grido che si leva assieme all’applauso nel quartier generale del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, in California. Sono scattati tutti quanti in piedi nel momento in cui è arrivata la conferma da oltre 500 milioni di chilometri: Juno si è inserita nell’orbita di Giove, non solo, il suo motore principale ha frenato per tutti i 35 minuti previsti. Significa che meglio non poteva andare.
L’inserimento in orbita era la fase più delicata finora, per molti motivi. Il primo è che non erano ammessi sbagli, se il motore non si fosse acceso per rallentare la folle corsa di Juno (oltre i 200mila chilometri all’ora) o se si fosse acceso per un tempo non sufficiente, la sonda della Nasa sarebbe sfuggita alla pur immensa attrazione gravitazionale di Giove e avrebbe cominciato una lunga odissea per il Sistema solare senza possibilità di tornare di nuovo sul suo obiettivo.
Venti minuti era il tempo minimo di “burn” (la frenata) per rimanere nell’orbita, 35 minuti avrebbero assicurato l’orbita perfetta. E così è stato. Ora Juno si sta allontanando da Giove, tornerà a scrutarlo da vicino alla fine di agosto, completando così la prima rivoluzione attorno al gigante gassoso, questa volta però con tutti i sensori accesi (compresa la JunoCam che ci regalerà immagini mozzafiato) per inviare a Terra informazioni preziose sul pianeta più massiccio del Sistema solare. La strumentazione era stata spenta circa cinque giorni prima dell’arrivo e sarà riattivata 50 ore dopo l’avvenuto inserimento in orbita. Per questo non ci sono immagini della manovra da brividi compiuta oggi.
Le preoccupazioni per il successo della manovra erano legate anche all’ambiente davvero estremo che Juno si è trovata ad attraversare. Alla Nasa nessuno avrebbe saputo prevedere con certezza gli effetti che il potentissimo campo magnetico e le radiazioni avrebbero avuto sulla sonda. Sembra invece che tutto sia andato come da programma. E ora l’attesa è per i risultati scientifici delle osservazioni.
Juno inizierà ora a orbitare attorno a Giove dapprima con un’orbita molto ‘lungha’, di circa 53 giorni. A fine agosto tornerà al “perigiove”, il punto più vicino, per inserirsi poi su un periodo più stabile di 14 giorni, previsto per le osservazioni scientifiche. Le orbite fortemente ellittiche permetteranno alla sonda di arrivare molto vicino al pianeta (fino a circa 4mila chilometri sopra le dense nubi) come mai nessuno prima di lei. E durante il resto del tempo potrà inviare i dati a Terra.

Juno in orbita attorno a Giove, tutta la missione in due minuti
Juno in orbita attorno a Giove, tutta la missione in due minuti

L’esultanza per il successo della delicata manovra è anche italiana: “Un altro grande risultato per l’Italia e per l’Istituto Nazionale di Astrofisica, che ha la responsabilità scientifica di Jiram, strumento made in Italy a bordo della missione Juno, ideato dal gruppo di ricerca guidato dalla nostra planetologa Angioletta Coradini, scomparsa cinque anni fa – ha commentato Nicolò D’Amico, presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica – si apre ora un nuovo affascinante capitolo dell’esplorazione di Giove, in cui i ricercatori dell’INAF giocheranno un ruolo da assoluti protagonisti”.
La seconda fase critica riguardava i pannelli solari, ma anche questa è andata a buon fine. Per frenare nella giusta direzione Juno (la prima sonda ad arrivare così lontana alimentata solamente a energia solare) aveva dovuto ruotare e le sue ali non guardavano più direttamente il Sole. Manovrando per alcune ore solo con la propria batteria. Dopo aver eseguito correttamente il ‘burn’ Juno si è dunque voltata di nuovo verso il Sole e così rimarrà da qui a febbraio 2018, per tutti i 20 mesi previsti per la durata della missione.
Il principal investigator dello strumento Jiram a bordo di Juno è Alberto Adriani, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, in questo momento al Jpl per seguire l’inserimento in orbita: “Finalmente dopo undici anni di lavoro di cui cinque di viaggio attraverso lo spazio siamo finalmente a Giove, la meta tanto attesa! E adesso arriva il bello: non vediamo l’ora di accendere i nostri strumenti e raccogliere i primi dati scientifici, che ci permetteranno di svelare molti aspetti ancora ignoti del più grande e ostile di tutti i pianeti del nostro Sistema solare”.
I nove strumenti a bordo, due dei quali di fabbricazione italiana, si metteranno al lavoro per rispondere alle tante domande aperte sul pianeta gigante, come la composizione del nucleo e l’ambiente estremo in cui è immerso, dove le radiazioni sono più intense che in qualsiasi altro luogo del nostro sistema planetario. Questo allo scopo di indagare e studiare le origini di Giove, dove e come si è formato, per trovare risposte importanti anche sulla formazione dell’intero Sistema solare.
“Juno è una missione storica che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare – ha commentato Roberto Battiston – lo studio di Giove è anche una grande sfida scientifica e tecnologica a cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia grazie a Inaf e a industrie come Leonardo Finmeccanica e Thales Alenia Space. Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza, inoltre la partnership storica con la NASA si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia delle aziende che dei ricercatori italiani”.

Missione Giove: la 'voce' del pianeta catturata da Juno
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