La Bestia del Gevaudan

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Il Gévaudan era un’antica regione della Francia meridionale, corrispondente grosso modo all’attuale dipartimento di Lozère, piuttosto appartata e dal carattere fortemente rurale, che dal 1764 sembrò cadere in un incubo senza fine a causa degli attacchi, quasi sempre mortali, portati da una belva misteriosa nei confronti dei suoi abitanti.

Tutto iniziò in primavera, quando una donna intenta a pascolare una mandria di buoi presso il borgo di Langogne venne assalita da un animale d’aspetto strano, più o meno simile ad un lupo, che comunque fu messo in fuga da una carica delle bestie. Non ebbe la stessa fortuna la quattordicenne Jeanne Boulet, che il 30 giugno fu sbranata a les Ubas, nei pressi di Saint-Etienne de Ludgarès, da una bestia che i testimoni descrissero con una grossa testa, fianchi rossicci, una striscia nera sul dorso ed una folta coda. A questa letale aggressione ne seguirono presto altre: poco dopo due quindicenni furono sbranati a Cheylard-l’Eveque, a settembre ci furono quattro attacchi mortali in tutta la regione, ad ottobre cinque ed a dicembre ancora cinque. Di fronte a questo susseguirsi di aggressioni letali re Luigi XV inviò nella zona un intero reggimento di dragoni, che però ottenne l’unico risultato di far spostare il misterioso autore di quelle efferatezze dai confini con il Vivarais a quelli con la Margeride e l’Aubrac, più ad occidente.

Comunque la Bestia era tutt’altro che imbattibile: il 12 gennaio 1765 aggredì cinque ragazzi e due ragazze intenti a custodire un gregge in una zona montuosa nei pressi di Chanaleilles, ma venne affrontata coraggiosamente dai piccoli, guidati dal dodicenne Jacques-André Portefaix, ed alla fine fu costretta alla fuga.

All’inizio di febbraio Luigi XV inviò nel Gevaudan due cacciatori di lupi professionisti, Jean Charles Vaumesle d’Enneval e suo figlio Jean-François, che fino a giugno si dedicarono a sterminare l’intera popolazione di lupi della regione, senza che tuttavia la Bestia ponesse fine alle sue macabre imprese. Allora il re affidò la conduzione delle battute nel Gevaudan al suo Luogotenente di Caccia, François Antoine, che giunse il 22 giugno ed il 20 settembre uccise un enorme lupo, alto 80 centimetri al garrese, lungo un metro e settanta e dal peso di 60 chilogrammi. Tutti pensarono che si trattasse proprio della fiera antropofaga, e Antoine fu accolto a Versailles come un eroe, ma il 2 dicembre due uomini furono aggrediti e malamente feriti e nel corso del mese la bestia riprese ad uccidere, per quanto non con la stessa frequenza del periodo precedente. Il re rifiutò di tornare ad interessarsi della storia, considerandola conclusa con l’abbattimento portato a termine da Antoine, e gli abitanti del Gevaudan iniziarono ad effettuare battute per proprio conto. Nel corso di una di queste, organizzata dal marchese d’Apcher, il 19 giugno 1767 un certo Jean Chastel uccise una grossa bestia simile ad un lupo, e dopo di allora le feroci aggressioni sembrarono cessare.

Tutta questa vicenda denota anomalie e stranezze che alimentarono una ridda di ipotesi sul reale autore di quell’autentico massacro, ispirando una lunga serie di libri, opere teatrali, film e canzoni.

Intanto, non è stato possibile appurare con certezza la reale natura dell’animale responsabile di quella strage. Il suo modus operandi nelle aggressioni è parecchio diverso da quello dei normali lupi, che oltretutto tendono ad evitare di assalire esseri umani. In particolare, il fatto che il primo attacco venisse portato alla testa, e non al collo, richiama più le abitudini di un orso labiato. Le descrizioni delle due bestie uccise da Antoine e Chastel, per quanto ricordino a sommi capi quella di un lupo, ne differiscono per alcuni particolari: quella abbattuta nel 1765 aveva una macchia bianca alla gola, una striscia nera sul dorso ed i fianchi rossastri, quella uccisa nel 1767 una macchia bianca sul petto e strisce nere al collo. Un altro fattore strano è quello della decapitazione di alcune vittime, avvenuto in quindici occasioni, fatto del tutto inusuale per le prede dei lupi reali.

Elementi ancora più strani giunsero dalle testimonianze dei sopravvissuti alle aggressioni. La ventenne Marie-Jeanne Valet, che l’11 agosto 1765, presso Paulhac, riuscì a mettere in fuga la Bestia sferrandole un colpo di baionetta al petto (per quest’atto si guadagnerà il soprannome di Pulzella del Gevaudan), ricordò che l’essere emise un urlo di dolore al momento del colpo ricevuto, portandosi una delle zampe anteriori alla ferita e rotolandosi poi nel fiume prima di fuggire. Nell’estate del 1766 un guardiano di vacche, Pierre Blanc, riuscì a sopravvivere all’assalto della belva dopo aver lottato con lei per quasi tre ore, ed affermò che il suo avversario combatteva in piedi, e che sotto il suo ventre aveva visto una serie di bottoni. Tutto questo porterebbe a pensare che in realtà dietro a questa serie di delitti ci fosse la mano di uno o più uomini, magari aiutati da lupi, o meglio ibridi di cani e lupi, opportunamente addestrati.

Uno dei maggiori sospettati in questo senso, già all’epoca dei fatti, è proprio Jean Chastel, che godeva di una cattiva fama presso i propri conterranei. Anche suo figlio Antoine era considerato un personaggio strano e pare vivesse da solo nei boschi in compagnia di animali selvaggi. A dare maggior peso ai sospetti sui due Chastel c’è il fatto che il 16 agosto 1765 essi vennero incarcerati dopo una lite con gli aiutanti di François Antoine, venendo liberati solo dopo la partenza di quest’ultimo; ebbene, nel corso di questo periodo di tempo gli attacchi della Bestia si fecero molto più radi. Resta da chiarire il motivo per il quale essi avrebbero dato vita a queste atrocità: secondo alcuni erano meneurs des loups, figure delle leggende francesi che avrebbero la facoltà di guidare branchi di lupi, secondo altri tutta la faccenda faceva parte di un’operazione volta a screditare la corona francese, orchestrata dagli Inglesi, che potevano contare sull’appoggio della comunità ugonotta della zona, frequentata, a quanto pare, da Antoine Chastel. In questo secondo caso, tuttavia, si rischia di naufragare nel più becero complottismo e nelle tante improbabili macchinazioni attribuite alla “perfida Albione”.

Non mancano altri indiziati che si sono voluti vedere dietro la Bestia, primo fra tutti un misterioso e potente personaggio noto con il soprannome di Messire, che secondo la scrittrice Marguerite Aribaud-Farrère avrebbe soggiornato nell’abbazia di Mercoire. Individuo scostante e da evidenti comportamenti sadici, costui sarebbe partito per Parigi, dove il padre era un importante uomo di corte, nel maggio del 1765, quindi gli potrebbero essere addebitati solo i delitti avvenuti sino a quel mese, e bisognerebbe dunque concludere che in realtà l’assassino non era uno solo. In effetti anche il fatto che durante l’incarceramento dei Chastel le uccisioni, per quanto meno numerose, ci fossero state ugualmente porterebbe a questa ipotesi, sempre che essi fossero tra i colpevoli.

Questo della Bestia è un caso particolarmente intricato e misterioso, dove è possibile affermare tutto ed il contrario di tutto. Ad esempio, nel 2010 Giovanni Todaro asseriva che nel solo XVIII secolo c’erano stati in Europa decine di migliaia di morti a causa di attacchi da parte di lupi antropofagi, e che nel caso del Gevaudan l’animale responsabile di quella strage sembrava essersi spostato dalla zona di Nizza, dove già nel 1763 erano stati segnalati episodi di assalti mortali ad esseri umani; d’altro canto, nel 2016 il sito web del National Geographic, riprendendo gli studi di Pierre Pourchet e François Fabre, sostenne che solo pochi degli attacchi avvenuti nel Gevaudan dal 1764 al 1767 erano da attribuire a lupi, mentre la descrizione della Bestia si adattava maggiormente a quella di un leone maschio subadulto, evidentemente fuggito da qualche serraglio privato.

In conclusione, all’origine di tutta questa storia ci fu un complotto ordito da menti umane, un’incredibile esplosione di violenza da parte di un grosso predatore (fosse esso lupo, leone, orso o iena) o semplicemente l’esagerazione, dettata da un attacco di isterismo collettivo, delle conseguenze di consueti attacchi omicidi da parte di diversi soggetti, tanto umani quanto animali?

Forse non si riuscirà mai ad appurare la piena verità, e proprio per questo le gesta della Bestia del Gevaudan continueranno ad incuriosire e ad appassionare tutti gli amanti del mistero.

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Nato a Taranto il 30/10/1966, laureato in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Lecce, membro dell'Associazione Culturale ACSI/Prometeo Video Lab, autore del saggio storico-biografico "Giovanni delli Ponti, un d'Artagnan tarantino", edito nel 2012 da Scorpione Editrice. Appassionato di Criptozoologia, Archeologia e di tutto ciò che ha a che vedere con il mistero.

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