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Interfacce sinaptiche, Musk cerca di collegare i cervelli ai computer

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Dei Neuralink, la nuova sfida di Musk: collegare i cervelli ai computer. Oltre i razzi riciclabili e le gite su Marte, le auto elettriche e i supertreni, il 45enne vulcanico imprenditore lancia e finanzia una società che punta a potenziare il cervello umano con elementi artificiali.

Non gli bastano i razzi riutilizzabili di SpaceX con cui rivoluzionerà i viaggi spaziali per diletto e per commercio. Né, a quanto pare, aver messo in piedi quella che per molti è l’azienda più innovativa al mondo, la Tesla delle auto elettriche ad alte prestazioni (la nuova Model 3 arriverà nel 2018), così come Hyperloop, il supertreno da 1.200 km/h: entro il 2018 sarà pronta la prima capsula passeggeri. Elon Musk, vulcanico sudafricano naturalizzato statunitense e già cofondatore di PayPal e della no profit Open AI, vuole di più. Vuole i cyborg. O almeno, qualcosa del genere: potenziare un umano con elementi artificiali, alimentati dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale.

Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal i lavori sarebbero già iniziati sotto la sigla Neuralink. Quella di una nuova azienda che avrà appunto l’obiettivo di arricchire il cervello umano di ingredienti sintetici come i cosiddetti ”lacci neurali”. Si tratta ovviamente di un’impresa su cui aleggia ancora il massimo grado di mistero, senza alcuna presenza pubblica, ma i fronti e i percorsi sembrano infiniti: dal potenziamento della memoria al dialogo con i dispositivi esterni fino all’incremento delle possibilità di calcolo. Sì, esatto: da Johnny Mnemonic a Matrix, tutto quello che vi viene in mente (e che spesso ha la faccia di Keanu Reeves) passando per alcuni inquietanti episodi della più recente serie britannica Black Mirror.

Nato a Pretoria, in Sudafrica, nel 1971, Elon Musk si trasferisce in Canada a 19 anni e poi negli Stati Uniti, all’università della Pennsylvania, dove ottiene a 24 anni una laurea in fisica e una in economia. Zip2: è la prima società, fondata con il fratello Kimbal nel 1995: si occupa di contenuti e viene acquistata da Altavista nel 1999 per oltre 300 milioni di dollari. Ha solo 45 anni ma alle spalle, oltre a una serie di titolo accademici, c’è un percorso imprenditoriale sensazionale. Elon Musk, non nuovo per uscite a volte ai limiti della provocazione, ha iniziato il suo percorso con la società Zip2 fondata col fratello e acquistata da uno dei giganti del web anni Novanta, Altavista. Con quei soldi ha finanziato X.com (poi PayPal) e le imprese successive, da Space X – ormai giunta al decimo viaggio della capsula Dragon verso la Iss – a Hyperloop, il supertreno del futuro. Da Zip2 alla rivoluzione dei trasporti passando per i razzi riutilizzabili, tutti i sogni (e le aziende) di Mr. Tesla.
Nato a Pretoria, in Sudafrica, nel 1971, Elon Musk si trasferisce in Canada a 19 anni e poi negli Stati Uniti, all’università della Pennsylvania, dove ottiene a 24 anni una laurea in fisica e una in economia. Zip2: è la prima società, fondata con il fratello Kimbal nel 1995: si occupa di contenuti e viene acquistata da Altavista nel 1999 per oltre 300 milioni di dollari. Ha solo 45 anni ma alle spalle, oltre a una serie di titolo accademici, c’è un percorso imprenditoriale sensazionale. Elon Musk, non nuovo per uscite a volte ai limiti della provocazione, ha iniziato il suo percorso con la società Zip2 fondata col fratello e acquistata da uno dei giganti del web anni Novanta, Altavista. Con quei soldi ha finanziato X.com (poi PayPal) e le imprese successive, da Space X – ormai giunta al decimo viaggio della capsula Dragon verso la Iss – a Hyperloop, il supertreno del futuro. Da Zip2 alla rivoluzione dei trasporti passando per i razzi riutilizzabili, tutti i sogni (e le aziende) di Mr. Tesla.

D’altronde lo stesso fondatore aveva lanciato diversi segnali, nei mesi scorsi. Perfino su Twitter. Ultimamente a Dubai aveva spiegato che “nel corso del tempo vedremo probabilmente una sempre più stretta fusione dell’intelligenza biologica con quella digitale”. Affermando che gli sforzi principali, almeno in questa prima fase, andranno verso la portata e la velocità delle connessioni fra il nostro cervello e la versione digitale di noi stessi. Ancora prima, nel corso di un evento nel 2016, aveva puntato alla “simbiosi uomo-macchina” da raggiungere attraverso una sorta di “livello AI” da aggiungere fra l’uomo e le macchine con cui interagisce quotidianamente. Secondo alcune fonti, qualche risultato si dovrebbe vedere nel giro di un quinquennio.

Insomma, se cyborg sarà, sarà un cyborg in grado di comunicare, dialogare e integrarsi meglio con i dispositivi esterni piuttosto che incrementare pericolosamente le sue capacità. Ma su questo fronte siamo davvero ai confini con la fantascienza. Certi tipi di elettrodi destinati alla stimolazione cerebrale (la cosiddetta dbs, ”deep brain stimulation”) sono stati sperimentati in campo medicale per una serie di patologie neurodegenerative ma si tratta comunque di poche migliaia di persone nel mondo. Il cervello rimane infatti un campo pericoloso, delicato e in gran parte sconosciuto.
Neuralink è stata infatti registrata come società attiva nell’ambito medico lo scorso luglio in California. Ma aggiungere molto altro sarebbe al momento un azzardo. Se non che molti nomi importanti della ricerca – da Vanessa Toslosa del Lawrence Livermore National Laboratory a Philip Sabes dell’università della California passando per Timothy Gardner dell’ateneo di Boston, tutti esperti del settore – si sarebbero uniti al progetto. Sia perché Musk ci ha abituato a orizzonti cinematografici – “L’uomo su Marte entro il 2026!” – che per gli aspetti etici che toccano questa nuova impresa. Paragonabile, per certi versi, a quella lanciata da Facebook con gli esperimenti del programma Building 8. Ben oltre l’ansia di progresso delle altre società, la scommessa dei cyborg incrocia salute, dignità umana e solo in parte è questione tecnologica in senso stretto.

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