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Iniziando dalla Norvegia ora la radio si ascolta in digitale.

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La Norvegia prima nazione al mondo a “spegnere” le emittenti analogiche Dall’11 gennaio via allo switch off. Anche in Italia si lavora per la svolta. I vantaggi: suono senza disturbi, più canali e possibilità di trasmettere contenuti multimediali.

Molte cose sono cambiate negli ultimi dieci anni. I telefoni trasformati in terminali, tv diventate sottilissime e digitali, gli orologi smart, sono arrivate le auto elettriche, Internet si collega ai frigo e alle lavatrici, sono cambiate le lampadine e i giornali, è arrivata la realtà virtuale, i video a 360° e molto altro arriverà. Abbiamo trasformato molte delle nostre abitudini e gettato nel dimenticatoio numerosi oggetti che facevano, fino a poco fa, parte della nostra vita quotidiana. Apprestiamoci, dunque, a dire addio alla radio.

Tra due giorni in Norvegia le vecchie radio a transistor, ma anche quelle più moderne ma analogiche, diventeranno inutili, saranno trasformate in antiquariato tecnologico al pari dei giganteschi televisori degli anni Ottanta o degli ingombranti PC degli anni Novanta.
Dall’11 gennaio, anzi per essere precisi alle 11 e 11 dell’11 gennaio, in Norvegia inizierà lo “switch off” tra la vecchia radio analogica e in FM e la nuova radio digitale, DAB, un percorso che nel 2017 troverà compimento e porterà alla scomparsa delle attuali emittenti e dei ricevitori in modulazione di frequenza e alla loro sostituzione con canali e radio riceventi completamente digitali. La Norvegia è il primo paese al mondo ad effettuare lo “switch off”, frutto di un notevolissimo impegno dello Stato, delle radio pubbliche e private, fin dal 1995, anno in cui nel paese scandinavo vennero lanciati i primi canali digitali. Un lavoro lungo e complesso per consentire la copertura dell’intero territorio nazionale, operazione non semplice in un paese molto montuoso, e convincere la popolazione della bontà dell’operazione. Passando anche dalla completa digitalizzazione delle autoradio: tutte le automobili vendute in Norvegia da qualche anno sono dotate di impianto di ricezione DAB +, la tecnologia digitale attualmente più diffusa.
Si parte l’11 dalla contea del Nordland, poi pian piano toccherà alle altre aree del paese, fino ad arrivare allo “switch off” completo il 13 dicembre prossimo. Un lungo anno di transizione dunque, ma che alla fine porterà la radio ad essere molto diversa da quella che è oggi. A partire dal numero dei canali, che può essere straordinariamente più ampio (la radio pubblica norvegese passerà dagli attuali 5 canali in FM a ben 25 digitali), ma anche per la natura stessa della radio digitale, che può anche trasmettere testi e immagini e integrarsi con altri mezzi, scomparendo come oggetto a se stante e trasformandosi semplicemente in una funzione. Già oggi è così, la radio è dentro agli smartphone e agli smartwatch, è nei televisori e nei computer, arriverà nei frigoriferi, si smaterializzerà diventando non più una trasmissione di onde ma un flusso di bit. Continueremo a chiamarla “radio” per comodità, così come chiamiamo ancora “telefonino” il nostro smartphone, e “televisore” lo schermo che è in salotto, ben sapendo che non si tratta più di telefoni e televisori.
E da noi? Quando arriverà il momento dello “switch off”? E’ ancora difficile dirlo, la copertura del segnale digitale non è ancora completa, in alcune aree del nord si è arrivati oltre il 90 per cento, ma in altre aree si è ancora molto indietro. Tutti i grandi network nazionali già trasmettono in DAB, molti sono i ricevitori sul mercato e chi volesse abbandonare l’FM, soprattutto nelle grandi città, lo può fare. Ma in mobilità le difficoltà sono ancora molte ed è spesso più semplice utilizzare le radio in streaming, sfruttando le app degli smartphone, per ascoltare le radio senza interruzioni.
E le vecchie frequenze in FM che fine faranno? In Norvegia immaginano una nuova fioritura per le radio “libere”, per emittenti che si limitino a trasmettere in aree locali, radio comunitarie, radio di servizio, scolastiche, di quartiere, piccole emittenti che non hanno bisogno di grandi investimenti e non hanno bisogno di guadagnare molto denaro. Quindi, meglio non buttare le vecchie radioline, potrebbero ancora avere un futuro.
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