Il Plutoverso

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Il Plutoverso.
Se siete qui a leggere, è perché volete sapere cos’è. O meglio dove si trova.
Forse mi sbaglio e vi ha solo incuriosito il nome, o non avete semplicemente nulla da fare.
Forse volete leggere qualcosa di interessante, o farvi solo due risate mentre seduti sul cesso aspettate l’ispirazione, e che di lá facciano silenzio.
Forse avete solo cliccato la pagina sbagliata, o forse ancora è destino che vi troviate qua, adesso, su questa pagina. Ma io al destino non ci credo, per me non esiste, mentre il Plutoverso sí, e di questo ne sono piú che convinto.
Per spiegarvi di che si tratta peró, devo prima presentarmi, e non solo per un fatto di educazione, o per farvi semplicemente sapere con chi state parlando (o almeno a me piacerebbe saperlo), ma è proprio necessario per rendere al meglio l’idea da dove vengo, e che è questo dannato Plutoverso.
Il problema è che anche presentarmi, dirvi chi sono, non è facile. Non perchè faccio fatica a dire o scrivere il mio nome o qualcosa di simile, semplicemente non so da quale iniziare.
Qualcuno di voi mi ha giá conosciuto in passato, e sentendo la mia voce magari gli è venuto in mente chi sono, o anche solo un viso a cui però non sa dare un nome. A questi pochi dico di lasciarmi lí, sulla punta della lingua a stuzzicare il loro palato e consiglio anche di non sforzarsi troppo a ricordare, e cercare di collegare la voce a qualcuno o qualcosa che tanto sarebbe sbagliato. Anche perché la voce che sente alla fine è un po’ come la sua, più o meno, forse un poco più acuta.
A qualcuno sembrerá pulita e decisa, a qualcun altro invece una vocina calma e sottile da mamma, maestra o sorella. Per altri balbetto, e per altri ancora sono un uomo con il vocione, ma se devo essere sincero, per me è assolutamente indifferente. Alla fine sono stato tutti questi insieme.
Capite ora il motivo per cui non riesco a darvi un nome e il perché dare un’idea del mio aspetto è piú complicato di quanto sembra.
Per quanto mi riguarda, adoro l’idea di essere biondo, forse proprio perché non lo sono. Un biondo con una camicia di flanella a quadretti rossi e neri, e una chitarra in mano con cui canta storie ad un gruppo di bambini seduti attorno al fuoco. Sono per i classici falò, non ci posso fare niente.
Se preferite posso essere un nonno qualsiasi che racconta qualche episodio della sua vita o qualche simpatico aneddoto senza una fine. C’è da dire peró, che solitamente i loro lunghi discorsi rischiano di diventare noiosi alle orecchie di chi li ascolta e finisce che nessuno gli presta mai molta attenzione.
Per essere certo di avere occhi e orecchie addosso dovrei salire su un palco o magari restare in intimo, e il piú intimo possibile. Oppure trovarmi semplicemente seduto sul bordo di un letto e leggere una favola a qualche bambino che in pigiama e con le coperte rimboccate, socchiude gli occhi piano piano. Scusate se insisto su sto fatto dei bambini, ma in questo devo dare ragione ad Antoine e Fedor, i bambini capiscono sempre, gli adulti no, loro fraintendono, sempre. Per essere sicuro di essere compreso dovreste essere uno di loro.
Io stesso se dovessi scegliermi un pubblico sceglierei sicuramente una platea di bambini attenti. E questo senza pensarci due volte.
In pochi sanno che ho il potere di metterli in fila come soldati se voglio, disposti a griglia, o comporre una parola da ammirare dall’alto e addirittura metterli uno sopra l’altro, se voglio. Mi basta scriverlo per renderlo reale. Sembra stupido ma è così. Non così semplice come sembra, e anche un po’ pericoloso, perché se mi metto a parlare di sangue, membra, braccia e gambe sparse sull’erba, magari tu vedi chiazze rosse sul verde, ma ho creato un genocidio, che ne so, in Marfica o in Sul Amecrica, e non solo sul foglio. Sto parlando della realtà lontana dove vivo io, il Plutoverso.
Ecco cos’è il Plutoverso, il tutto. Non un universo parallelo come si potrebbe pensare, ma l’unione di più pluriversi.
Voi direte ma come? è impossibile.
Esatto è quello. L’impossibile. Anche se nel Plutoverso tutto esiste ed è tutto possibile, e non come da voi in un lasso di tempo infinito. Il Plutoverso è qui e subito. Ora.
Vuoi una cosa? Creala.
Un posto composto da galassie cubiche, pianeti piatti fondi, fonti di acqua cremosa, qualsiasi cosa, qualsiasi verso illeggibile, intangibile, disegnato da linee sottili ma spesse fatte di materiale friabile, con universi dallo spazio gelatinoso, luogo di nascita dell’insensato.
Il Plutoverso è l’ultimo sospiro di un foglio appeso ad un filo, legato ed attorcigliato attorno al collo e che cola inchiostro.
Crederete che io sia un ciarlatano, vi capisco.
In tutti questi anni, mi hanno dato del chiacchierone, dello scrittore, bugiardo, del narratore, a volte anche del dio onnipotente o profeta, ma è raro e sicuro si sbagliano quando lo fanno.
Mi piace raccontare storie questo si, anzi è tutto qui. Apro bocca solo per quello.
Oggi ad esempio volevo raccontarne una in particolare, in modo particolare, una storia di mondi impossibili, infiniti, teorici e pratici.

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