Google, la Ue stringe sulla posizione dominante per comparazione prezzi e pagamenti

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La Commissione ha inviato due nuove “comunicazioni di addebiti”: nel primo caso conferma la posizione preliminare secondo cui favorisce i suoi sistemi di acquisto nella comparazione dei prezzi. Nel secondo, avvia l’iter per mettere nel mirino i servizi di pubblicità. Mountain View: “Nostri prodotti hanno ampliato la scelta dei consumatori”.
La Commissione europea è sempre più convinta che Google abusi della propria posizione dominante perché favorisce sistematicamente il suo servizio di comparazione dei prezzi nelle pagine dei risultati di ricerca. Di conseguenza, ha rafforzato la conclusione preliminare già resa nota da diversi mesi. Oggi Bruxelles ha inviato al motore di ricerca di Mountain View due nuove “lettere di obiezione”. Oltre al tema del comparatore dei prezzi, Google è stata informata di una seconda procedura, questa volta al livello di valutazione preliminare, secondo la quale avrebbe abusato della propria posizione dominante anche limitando la possibilità, per i siti web terzi, di presentare le pubblicità dei concorrenti della stessa Google.

Notizie alle quali Mountain View risponde: “Crediamo che le nostre innovazioni e i miglioramenti che abbiamo apportato ai prodotti abbiano incrementato le opportunità di scelta per i consumatori europei e favorito la concorrenza. Esamineremo le nuove evidenze sollevate dalla Commissione e forniremo una risposta dettagliata nelle prossime settimane”.

Si tratta di due dei molti filoni che legano Google alla Commissione Ue, che riguardano anche le accuse di sfruttare illecitamente la sua posizione domininante con il sistema operativo Android. Una vicenda che ha portato all’apertura di una indagine nell’aprile del 2015 e alla sua conclusione un anno dopo, con la formalizzazione delle accuse che riguardano “le restrizioni imposte” ai produttori di smartphone e tablet Android e agli operatori di telefonia mobile, a cui il gigante di Mountain View impone di pre-installare sue app “come per esempio Google search”.

Venendo invece ai due filoni odierni, affrontando il caso della comparazione dei prezzi, la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha indicato che “Google ha elaborato molti prodotti innovativi che hanno cambiato il corso della nostra vita, ma ciò non le dà il diritto di privare le altre imprese della possibilità di competere e innovare: oggi abbiamo rafforzato la nostra posizione secondo cui favorisce indebitamente il proprio servizio di comparazione dei prezzi nelle sue pagine di ricerca generale e ciò implica che i consumatori non vedono necessariamente i risultati più pertinente in relazione allo loro richiesta”. Vestager ha indicato di essere pronta a “esaminare attentamente gli argomenti di Google prima di prendere delle decisioni, ma se le nostre inchieste concluderanno che c’è una violazione delle regole di concorrenza la Commissione ha il dovere di agire”. In sostanza, le maglie di Bruxelles si stanno stringendo. La nuova comunicazione sulla comparazione dei prezzi segue una precedente dell’aprile 2015 e ora ci sono otto settimane perché il motore di ricerca, e la holding Alphabet, rispondano.

Per quanto riguarda la comunicazione degli addebiti sulle limitazioni imposte alla possibilità di alcuni siti internet di terzi di visualizzare la pubblicità dei concorrenti, la Commissione pensa che tali pratiche “abbiano consentito a Google di tutelare la propria posizione dominante nella pubblicità nei motori di ricerca e abbiano impedito ai concorrenti attuali e potenziali, compresi altri motori di ricerca e piattaforme pubblicitarie, di inserirsi e svilupparsi in un settore di importanza commerciale”. Bruxelles ritiene che Google “domini” il mercato dell’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca nello spazio economico europeo, con quote che negli ultimi dieci anni hanno sfiorato l’80% del mercato. Gran parte delle entrate che google ricava dall’intermediazione pubblicitaria nei motori di ricerca proviene da accordi con un manipolo di terzi, i cosiddetti “partner diretti”. Ma in questi accordi, per la Commissione, Google violerebbe “le norme antitrust dell’unione imponendo una serie di condizioni” in pratiche ormai “decennali” che “ostacolano la concorrenza in un settore importante sul piano commerciale”.

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