Gli effetti dell’ipnosi si vedono nel cervello

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E sono reali: secondo uno studio, c’è un reale cambiamento nell’attviità cerebrale di chi è in trance.
Nonostante non goda di buona fama, per i suoi trascorsi talvolta legati alla ciarlataneria, l’ipnosi è utilizzata in medicina, dove ha dimostrato di funzionare nel controllo e nel trattamento del dolore. Ma anche tra i medici c’è diffidenza, probabilmente per il fatto che non si è ancora ben compreso che cosa sia esattamente: è uno stato fisiologico a sé? Una particolare modalità di funzionamento del cervello? Solo un’illusione generata dalle aspettative?

Uno studio porta ora nuovi dati a sostegno dell’ipotesi che il cervello ipnotizzato abbia davvero un’attività distinta e caratteristica rispetto a quella del normale stato di veglia.

Attenzione, concentrazione. Le ricerche hanno già dimostrato che l’ipnosi non ha niente a che vedere con il sonno o con il sonnambulismo. Non è uno stato alterato della coscienza e le persone sotto ipnosi sono perfettamente in grado di intendere e volere, hanno semplicemente l’attenzione molto focalizzata su qualcosa, uno stato simile a quello di quando ci si trova così assorbiti in un’attività da dimenticare quasi il mondo esterno.

Ipnotizzabili e non. Per l’esperimento, un gruppo di ricercatori dell’Università di Stanford, ha sottoposto 500 persone a test per misurare il loro grado di ipnotizzabilità, che è molto variabile da un individuo all’altro: il 10-15 per cento ottiene punteggi alti che lo fanno definire “altamente ipnotizzabile”, un altro 10-15 per cento “scarsamente o per niente” ipnotizzabile e il resto lo è in misura intermedia.

Tra queste persone ne sono state selezionate 36 altamente ipnotizzabili e 21 che non lo erano per niente. Tutti sono stati sottoposti alle classiche procedure di induzione dell’ipnosi – di solito si tratta della lettura di un testo in cui si danno istruzioni precise su che cosa immaginare – mentre il loro cervello veniva analizzato con la risonanza magnetica funzionale. Tra il gruppo degli ipnotizzabili e quello dei non ipnotizzabili sono poi state osservate le differenze nell’attività del cervello.

Gli autori dello studio hanno individuato alcuni cambiamenti specifici nei soggetti ipnotizzabili rispetto a quelli non ipnotizzabili nelle aree dedicate all’attenzione, al controllo del movimento e alla coscienza dell’ambiente.

Differenze nel cervello. Secondo loro, la diversa attività in queste aree spiegherebbe proprio le caratteristiche dello stato di ipnosi, in particolare l’intensa concentrazione, la mancanza di autocoscienza e la suggestionabilità. Si tratterebbe insomma non di una sorta di illusione indotta dall’aspettativa, ma di sensazioni indotte da un cambiamento vero e proprio nella fisiologia del cervello.  In altre parole ancora, gli effetti dell’ipnosi non sarebbero immaginati ma reali.
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