Facciamo il punto sulla situazione energia pulita in Europa

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“Energia pulita, Italia e Germania stanno bloccando i passi avanti dell’Europa”. Lo denuncia l’European Climate Foundation, che punta il dito anche contro Spagna, Regno Unito e Estonia. Il nostro paese chiude le porte al carbone ma finanzia il gas naturale, rimpiazzando un combustibile fossile con un altro.

L’Italia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito e l’Estonia “si stanno muovendo per arrestare qualsiasi miglioramento nella trasformazione del sistema energetico dell’Ue, contribuendo ad ostacolare un’armonizzazione con gli obiettivi dell’accordo di Parigi”. I cinque paesi starebbero facendo pressioni per “annacquare” il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”, che contiene una serie di misure volte alla trasformazione del sistema energetico Ue dei prossimi 15 o 20 anni. Le parole chiave di questo pacchetto (proposto dalla Commissione europea nel 2016 e al centro di intensi negoziati con Parlamento e Consiglio Ue) dovrebbero essere decarbonizzazione, rinnovabili ed efficienza. Parole che saranno al centro del One Planet Summit in programma a Parigi martedi’ prossimo. Ma che, nei fatti, non tutti gli Stati membri stanno rispettando.

L’Italia, secondo l’European Climate Foundation e il think tank E3G, è una di questi. Nonostante “si sia unita alla crescente lista di paesi impegnati a eliminare gradualmente il carbone – dice la fondazione che ha sede a Bruxelles – la nuova strategia energetica italiana assegna un ruolo centrale a un altro combustibile fossile, il gas naturale, che il governo intende sostenere attraverso un mercato nazionale del gas e sovvenzionando sia impianti di gas esistenti che nuovi”. Tra i nuovi impianti, il più conosciuto è senza dubbio il Tap, che dall’Azerbaijan dovrebbe arrivare sulle coste salentine e da qui al resto dell’Europa. Ma c’è anche l’EastMed, che dovrebbe portare sempre in Puglia, attraverso la Grecia, il gas del Mediterraneo di proprietà di Israele. L’obiettivo è fare dell’Italia un hub del gas naturale, strategico per tutta l’area del Mediterraneo. Un obiettivo che, in qualche modo, appoggia la stessa Commissione europea, che vede positivamente il tentativo del nostro Paese di diversificare le sue fonti di approviggionamento di gas, che per ora sono per buona parte russe.

Peccato, pero’, che se da un lato Bruxelles approva questi progetti, dall’altro è proprio per la corsa al gas, secondo l’European Climate Foundation e il think tank E3G, che l’Italia si starebbe prodigando in sede Ue per ammorbidire il Pacchetto Energia. In particolare, “facendo pressioni contro le disposizioni volte a garantire qualità e coerenza nei diversi approcci nazionali per la fornitura del gas, impedendo l’introduzione di solidi controlli di qualità sulla valutazione nazionale di adeguatezza delle risorse nel contesto del mercato elettrico”.

L’Italia non è comunque l’unico paese membro Ue a fare il “doppio gioco”. C’è la Germania, leader per la promozione delle energie rinnovabili, ma che starebbe facendo pressioni per limitare i piccoli impianti, ossia quelli detenuti da singoli cittadini, a favore dei grandi operatori dell’energia pulita. E non lo starebbe facendo solo in patria, ma anche in altri paesi: secondo Euractiv, infatti, Berlino sta cercando di bloccare in Grecia un progetto di condivisione dell’elettricità da fonte rinnovabile tra gli edifici di uno stessa municipalità.

Il think tank E3G punta il dito anche contro la Spagna e il Regno Unito, che starebbero facendo pressioni per aumentare i sussidi agli impianti a carbone (con il sostegno politico dell’Estonia, presidente di turno del Consiglio europeo).

Che le accuse siano fondate o meno, lo si vedrà il 18 dicembre prossimo, quando i ministri dell’energia dell’Ue si incontreranno per adottare una posizione comune sul pacchetto Energia pulita.

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