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Estate 2017: spiagge abusive e lidi in mano alle mafie

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Odissea spiagge 2017: tra lidi illegali, cemento e diritti violati. Il dossier dei Verdi: oltre 110 stabilimenti sequestrati alla mafia negli ultimi 5 anni. Italia la più cementificata d’Europa: nel 2060 tutta la costa del Belpaese sarà un’unica barriera di mattoni. Bonelli: “Bagnanti rivendichino facoltà di usufruire di spiaggia e bagno”.Con il ritorno della stagione balneare iniziano a spuntare come funghi marini velenosi gli stabilimenti abusivi. In tutta Italia è lotta contro l’occupazione illecita del territorio demaniale dello Stato. Le forze dell’ordine si trovano davanti a smantellare veri e propri rami di cosche mafiose che, nel business delle spiagge, trovano terreno fertile per attività illecite. Non solo padrini.

In certi casi si tratta di “furbetti” legati in qualche modo alle amministrazioni territoriali che riescono ad accaparrarsi un’ambita porzione di prezioso arenile pubblico a costo zero. Dove c’è la possibilità di fare soldi c’è sempre l’attenzione della criminalità organizzata. A presentare il dossier 2017 Odissea nella spiaggia è Angelo Bonelli, in una conferenza stampa davanti a Montecitorio.

• LIDI ILLEGALI
Negli ultimi 5 anni, in Italia, sono stati oltre 110 gli stabilimenti balneari sequestrati alla mafia. Da nord al sud passando da Roma. Lo stabilimento balneare ha un alto livello di redditività considerato che il costo (irrisorio) della concessione demaniale incide meno dell’1% sul fatturato dello stabilimento come è possibile verificare dai bilanci dell’agenzia de demanio. In più è facile riciclarne i proventi. I meccanismi attraverso i quali la mafia entra in possesso degli stabilimenti balneari essenzialmente sono:  attentati per convincere i gestori a cedere le attività, attività di corruzione presso Comuni e Regioni per avere concesse spiagge, o usura per rilevare attività di balneazione.

• OMBRELLONI D’ORO
Investire nella balneazione rende. Le cabine sono mediamente affittate a un prezzo che varia dai 1.500 ai tremila euro a stagione. Solo con 100 cabine si ricavano tra 150mila e 300mila euro. Aggiungete ingressi, lettini, sdraio, ombrelloni, ristoranti, piscine, caffè, gelati, bibite. I canoni che i gestori devono pagare al Demanio sono irrisori. Le tariffe dei canoni di affitto sulle aree demaniali sono ricavate attraverso l’applicazione del DM 342/98 “Regolamento recante norme per la determinazione dei canoni relativi a concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative”. Con questo regolamento si individuano 3 aree della costa italiana per l’applicazione dei canoni: fascia A, alta valenza turistica, fascia B, normale valenza turistica, fascia C bassa valenza turistica. In tutta Italia i canoni applicati sono quelli della fascia B, ovvero bassa valenza turistica. Ma l’accesso al mare per i cittadini diventa un problema perché viene imposto il pagamento di un ingresso che può variare dai 2 ai 6 euro a persona, come accade nella provincia di Roma.

Salento, occupa la spiaggia libera con un lido abusivo e spiana le dune: denunciato

• INDUSTRIA BALNEARE
Il fatturato degli stabilimenti balneari si aggira intorno ai 10 miliardi di euro l’anno anche se la rivista Wired ha parlato di 27 miliardi di fatturato dell’industria balneare. Secondo l’istituto di ricerca Nomisma il fatturato del settore della balneazione è stato nel 2007 di 15 miliardi di euro. Pertanto la nostra valutazione di 10 miliardi di euro è sottostimata e dimostra come lo Stato abbia svenduto i propri beni tollerando nel nostro Paese una delle più imponenti cementificazioni delle coste europee. Le nostre spiagge sono sempre e comunque date in affitto a prezzi ridicoli. In pratica le attività balneari pagano una percentuale irrisoria per le concessioni demaniali di un bene
pubblico rispetto al loro fatturato ufficiale.

• COLATE DI CEMENTO
Così ogni anno proliferano le spiagge attrezzate abusive: 160 milioni di metri cubi di cemento, 19,2 milioni di metri quadri di spiagge occupate da stabilimenti, ovvero da 160 milioni di metri cubi di cemento che corrispondono a 534mila appartamenti da 100 mq l’uno: una grande colata di cemento. Le coste italiane secondo Unep sono tra le più cementificate d’Europa.

• CEMENTIFICAZIONE COSTE
I dati della cementificazione delle coste in Italia sono drammatici se si considera che dei circa 8 mila chilometri più di 6 mila sono già cementificati rimanendone libero solo un quarto (proiezione dei Verdi su dati Wwf), ma visto l’andamento attuale nel 2060 tutta la costa del Belpaese sarà un’unica barriera di cemento e mattoni. E non basta, secondo i dati Ispra ben un terzo delle nostre spiagge è interessato da fenomeni erosivi in espansione. Sempre l’Ispra nel suo Rapporto sul consumo del suolo 2017 avverte che la superficie potenzialmente impattata dalla presenza di coperture artificiali, è pari al 75,4% della superficie nazionale.

• AREE COSTIERE LIBERE DA CEMENTO
Sulla costa tirrenica, 16 segmenti più lunghi di 5 km, liberi dall’urbanizzazione, per un totale di 144 km (15 km tra Viareggio e Pisa, 20 km tra Grosseto e Orbetello, 15 km da Latina a Sabaudia, 12 km tra Camerota e San Giovanni Piro); sulla costa adriatica, circa 200 km (i più lunghi in Friuli Venezia Giulia, Marano Lagunare; in Veneto, 50 km tra Porto Viro e Goro; e in Puglia, 14 km lungo la costa del Lago di Lesina).

Una famiglia italiana ogni giorno paga per andare al mare, spesso solo per farsi un bagno, un biglietto d’ingresso a un costo medio di 15-20 euro. Da Nizza a Rio De Janeiro andare al mare a prendere il sole in spiaggia è gratis e si paga solo il noleggio ombrelloni-sdraio, se richiesto. L'Italia è l'unico caso al mondo. È fatto "obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione"
Una famiglia italiana ogni giorno paga per andare al mare, spesso solo per farsi un bagno, un biglietto d’ingresso a un costo medio di 15-20 euro. Da Nizza a Rio De Janeiro andare al mare a prendere il sole in spiaggia è gratis e si paga solo il noleggio ombrelloni-sdraio, se richiesto. L’Italia è l’unico caso al mondo. È fatto “obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione”

• LIBERO ACCESSO
Dopo l’emendamento alla Finanziaria nazionale 2006 del capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli, di fatto pochissimo è cambiato e nei confronti dei bagnanti che desiderano entrare in spiaggia liberamente, continua ad essere esercitato ogni genere di impedimento, richiesta economica di biglietto di ingresso, aggressione verbale, intimidazione e disparità, che in particolare nelle località più famose, non consentono ancora oggi la piena attuazione della legge approvata grazie ai Verdi nel 2006. Secondo l’art. 1, comma 251, della legge 296/2006 “è fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione”. Questa norma è in vigore in tutto il territorio.

• I DIRITTI DEL BAGNANTE
In caso non vi facciano entrare nello stabilimento per andare al mare, o vogliano farvi pagare il biglietto, oppure vi proibiscano di stazionare temporaneamente per fare un bagno sulla battigia antistante l’area compresa nella concessione, potete reagire, spiega il Manuale di autodifesa del bagnante. “Avete il diritto di entrare gratuitamente, raggiungere il mare per la via più breve o quella che vi indicheranno, e decidere se fare il bagno posando i vostri indumenti, prendere il sole, purché non intralciate il passaggio dei mezzi di soccorso o il passaggio di altri, o se non desiderate fare un bagno, potete passeggiare lungo la battigia”. In caso di resistenza potete ricordare al personale dello stabilimento che non vi vuole fare entrare che sta violando quanto prevede una legge dello Stato, e precisamente la legge 27 dicembre 2006, n. 296, articolo 1, comma 251. Se insiste, telefonate alla Capitaneria e/o ai Vigili Urbani o al numero della federazione nazionale dei Verdi. È nel vostro diritto chiedere il nominativo del responsabile dello stabilimento e in ogni caso procedete ad una denuncia circostanziata, meglio se supportata da testimoni o spedite un esposto, oppure recatevi presso la vicina caserma dei Vigili Urbani e sporgete denuncia formale.

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