Esperienze di premorte e fisica quantistica

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viene incontro nel fornire delle solide basi teoriche ai fenomeni che intercorrono nelle esperienze di premorte. La teoria centrale della sopravvivenza alla morte ruota attorno al concetto di memoria quantica (Goswami, 2011). L’idea è che parte della nostra memoria sia non locale, vale a dire che non risieda localmente nel cervello, ma in “un luogo” privo di spazio-tempo. L’antico termine sanscrito per questo “luogo” è Akasha, quello più moderno è Campo Quantistico, quello più metafisico è Coscienza. Secondo la filosofia dell’idealismo monista (Goswami e altri, 1993), è la Coscienza la base di tutta l’esistenza, non la materia: sia il mondo materiale che quello mentale emergono dalla Coscienza. La Coscienza perciò non è un epifenomeno del cervello, ma quella base dell’esistenza che contiene tutte le possibilità di manifestazione (di ciò che è mentale e di ciò che è materiale), incluso il cervello stesso (Goswami, 2011). Non è allora il cervello a creare la Coscienza, in quella catena di causalità verso l’alto in cui crede la Scienza dualistica, secondo la quale le particelle subatomiche e le loro interazioni creano l’atomo, insiemi di atomi creano le mole-cole, insiemi di molecole formano le cellule, alcune delle quali sono neuroni, collettività di neuroni costituiscono il cervello e il cervello genera i processi mentali, tra cui la Coscienza (Goswami, 2004). Il cervello non può creare la Coscienza, perché è solo un oggetto. E dato che, nell’ottica della fisica quantistica, gli oggetti sono solo onde di probabilità che “si materializzano” nel momento in cui con l’osservazione facciamo collassare una funzione d’onda, è più corretto dire che è la Coscienza a creare il cervello (Goswami, 2015).
In vita, la Coscienza trova un correlato neurofisiologico nei processi quantistici coerenti di strutture cerebrali chiamate microtubuli, processi che sembrano regolare l’attività delle membrane sinaptiche (Hameroff e Penrose, 2014). Con la morte, e la conseguente cessazione dell’attività cellulare, l’informazione legata ai processi quantistici dei microtubuli si libera, venendo meno l’associazione col corpo fisico. L’informazione non si disperde nel nulla, ma viene trasferita non localmente alla Coscienza. Se questo è ciò che possiamo chiamare anima, allora la nostra anima è costituita dello stesso tessuto con cui è fatto l’universo.

NDE e fisica quantistica
Lette attraverso le leggi che regolano il mondo dell’infinitesimamente piccolo, le esperienze caratteristiche delle NDE acquistano un significato diverso da quello di essere mere allucinazioni o meccanismi di difesa del cervello contro la paura:

  • la visione del proprio corpo dall’alto, o dalla prospettiva dei soccorritori, può essere spiegata dal principio di non località: il soccorritore guarda il corpo senza vita ed “acquisisce le informazioni” della scena, mentre la Coscienza fa collassare una realtà simile tra le tante possibili, in un fenomeno molto simile a quello della telepatia (Goswami, 2011);
  • dopo la morte si verifica una transizione della Coscienza dal mondo materiale, che opera a una velocità inferiore a quella della luce, a un mondo che opera ad una velocità maggiore, quello spirituale, o superluminale. È molto probabile che questa transizione produca un effetto tunnel (il tunnel descritto nei racconti), nel-lo stesso identico modo in cui sembra prodursi quello che gli astrofisici chiamano buco nero (Wolf, 1998);
  • l’assenza di spazio e di tempo è una caratteristica peculiare del Campo Quanti-stico/Coscienza. Il Campo anticipa lo spazio e il tempo, perché spazio e tempo emergono dal Campo. Pertanto “il ritorno” alla Coscienza, al di fuori della mate-ria, libera dal costrutto dello spazio e dal trascorrere del tempo;
  • l’assenza di spazio e di tempo che caratterizza il Campo Quantistico è anche la spiegazione più plausibile della capacità di comunicare istantaneamente e senza parole di cui racconta chi ha sperimentato una NDE. Nel Campo, la trasmissione di informazione non avviene nel modo tradizionale in cui siamo abituati a speri-mentarla ogni giorno, ma in maniera non locale. Quindi non vi è alcuna trasmis-sione di informazione, alcun passaggio diacronico da un punto ad un altro di qualche tipo di segnale in un determinato tempo. Piuttosto, ciò che si verifica è il cambiamento sincronico dello stato quantico delle particelle;
  • infine, la ricapitolazione della propria vita e l’accesso a una conoscenza assoluta equivalgono ad aver avuto accesso allo stesso campo di informazione che tutto con-tiene, che trascende ogni limite spazio-temporale, che collega non localmente ogni singola particella dell’Universo, in ogni luogo e in ogni tempo: il Campo Quantistico, o se preferiamo, l’Akasha.

Conclusioni
Assieme ai racconti delle vite passate acquisiti mediante ipnosi regressiva, Le esperienze di premorte sono una forte prova indiziaria del fatto che qualcosa sopravviva alla morte, sia che si voglia chiamare anima, spirito, o Coscienza. La Fisica Quantistica ci viene incontro nel fornire delle solide basi teoriche ai fenomeni che intercorrono nelle NDE, aprendo una concreta possibilità di lettura alternativa, rispetto a quella data negli ultimi tre secoli, da Cartesio in poi, e che ha trovato ascolto esclusivamente nella sfera della religione e della spiritualità. Anche in questo caso si parla di teorie, certo. E per questo si parla di prove indiziarie. Ma, allo stesso modo, di teorie si parla nel ritenere che la Coscienza non sia altro che il risultato di qualche scarica elettrica in una matassa di neuroni. La Scienza ha bisogno di risposte certe per poter costantemente demarcare i propri progressi, ma forse il progresso più grande sarebbe rappresentato dalla risposta sincera ad una sola domanda: “Se non sappiamo esattamente cosa la Coscienza sia, come possiamo parlare della sua morte?”

Bibliografia
Elsaesser-Valarino, E. (2014). Straordinarie Esperienze. Una breve saggio sulle esperienze transpersonali legate alla morte fisica. Barzanò: Edizioni Stazione Celeste.
Goswami, A. (2015). Comunicazione personale con l’autore. In “Dieci minuti con Amit Go-swami”. Intervista di Albanese, F. Varignana (BO): 29 Marzo 2015.
Su www.quanticamente.net/?p=132 e youtu.be/IjZoQ6yCuQo
Goswami, A. (2011). Physics of the soul. The Quantum Book of  Living, Dying, Reincarnation, and Immortality. Charlottesville, VA: Hampton Roads Publishing Company, 2013.
Goswami, A. (2004). The Quantum Doctor. A Quantum Physicist Explains the Healing Power of the Integrative Medicine. Charlottesville, VA: Hampton Roads Publishing Com-pany, 2011.
Goswami, A., Reed, R.E. e Goswami, M. (1993). The Self-Aware Universe. How Conscious-ness Creates the Material World. New York: Jeremy P. Tatcher/Putnam, 1995.
Hameroff, S. e Penrose, R. (2014). Consciousness in the universe. A review of the ‘Orch OR’ theory. Physics of Life Reviews, 11: 39–78
Laszlo, E. (2007). Science and the Akashic Field: An Integral Theory of Everything. Inner Tra-ditions; 2nd edition. Trad. it: La scienza e il campo akashico. Connessione e me-moria nel cosmo e nella coscienza: una teoria integrale del tutto. Milano: Urra, 2009.
Moody, R.A. (1976). Life after life. Investigation of a Phenomenon-Survival of Bodily Death. New York: Bantam. Trad. It.: La vita oltre la vita. Studi e rivelazioni sul fenome-no della sopravvivenza. Milano: Oscar Mondadori, 1977-2013.
Wolf, F.A. (1998). The Soul and Quantum Physics. In Rosen, E.J. (a cura di). Experiencing the Soul: Before Birth, During Life, After Death. Carlsbad, CA: Hays House, pp. 245-252

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