Dall’acceleratore Lhc una pioggia di nuovi dati per la fisica del futuro

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Fabiola Gianotti, il bosone di Higgs è una porta verso il futuro. Particella straordinaria, capaci di portare a una nuova fisica. Sono in arrivo risultati interessantissimi per la fisica, grazie alla straordinaria quantità di dati che sta producendo l’acceleratore di particelle più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern di Ginevra. E’ entusiasta, Fabiola Gianotti, la prima donna che nel gennaio 2016 è salita alla direzione del Cern e “bellissimo” è il termine con cui descrive quanto sta accadendo nella fisica, con i dati che ogni giorno arrivano più numerosi. “E’ una soddisfazione vedere una macchina capace di spingersi al di là dei suoi limiti”, ha detto Gianotti riferendosi all’intensità raggiunta dai fasci che scorrono e collidono all’interno dell’acceleratore, “del 50% superiore a quella prevista dal progetto”.

In questi giorni il direttore generale del Cern è a Venezia per la conferenza internazionale della Società Europea di Fisica (Eps), organizzata da Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e università di Padova. Almeno un migliaio i fisici arrivati da tutto il mondo per conoscere gli ultimi risultati prodotti dall’acceleratore Lhc e i dati che rendono sempre più preciso il ritratto del bosone di Higgs, la particella grazie alla quale esiste la massa e la cui scoperta era stata annunciata nel 2012 come la tessera che confermava la teoria di riferimento della fisica, il Modello Standard. Questa stessa particella potrebbe mostrare qualcosa di radicalmente nuovo. “Il bosone di Higgs è una particella molto speciale: potrebbe essere una porta verso una nuova fisica”, ha detto Gianotti, che all’epoca della scoperta era a capo di uno dei due esperimenti che l’hanno vista, Atlas. Il Modello Standard descrive nei dettagli tutti i possibili modi con cui il bosone di Higgs può accoppiarsi con altre particelle, “e proprio per questo l’osservazione sperimentale di una deviazione, anche piccola, rispetto a quanto prevede la teoria, potrebbe fornire l’evidenza di una nuova fisica”.

Continuare a studiare il bosone di Higgs è quindi “un grande capitolo delle ricerche in corso al Cern – ha rilevato – e l’altro grande capitolo sono le domande ancora aperte”, sull’asimmetria fra materia e antimateria, la natura della materia oscura, ossia la materia invisibile e misteriosa che costituisce circa il 25% dell’universo, e lo stato della materia primordiale (il cosiddetto plasma di quark e gluoni) prodotto subito dopo il Big Bang. In questo momento così entusiasmante per la fisica, essere a capo del Cern, spiega, “è un lavoro bellissimo”, un nuovo punto di vista da cui si ha “uno sguardo globale” che abbraccia “eccellenza della ricerca, innovazione tecnologica, formazione promozione dei giovani” e una “collaborazione internazionale che comprende ricercatori di tutto il mondo, all’insegna della pace”. Una realtà quella del Cern, nella quale l’Italia ha avuto e continua ad avere “un ruolo fondamentale” attraverso l’Infn e le università collegate. Basti pensare che, sui 13.000 ricercatori del Cern gli italiani sono 2.000″. Come direttore generale del Cern, infine, per Fabiola Gianotti il tempo libero è ancora meno che in passato, con poco spazio da dedicare alla sua passione di sempre, la musica, e poi allo sport: correre, nuotare e soprattutto la montagna. “Non c’e’ niente di più gratificante che imparare qualcosa di nuovo, e – ha concluso – grazie al mio lavoro questo mi succede ogni giorno”.

Bosone Higgs
È effettivamente il bosone di Higgs previsto nel 1964 la particella scoperta nel 2012 al Cern di Ginevra. La conferma dal primo identikit presentato oggi dai fisici del Cern a La Thuile. Che cos’è il bosone di Higgs
Bosone Higgs
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