CyberChallenge, parte il programma di ‘addestramento’ per hacker universitari

CyberChallenge, parte il programma di 'addestramento' per hacker universitari
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Ideato dal Centro nazionale di Cybersecurity e dalla Sapienza di Roma il progetto è riservato ai talenti della programmazione informatica per colmare lo skill shortage che preoccupa il settore.

Sei pronto a diventare un vero cyber-defender? Hai meno di 23 anni? Ti piace programmare? Parli inglese? Bene, sappi che di fronte a te ci sono fenomenali opportunità di carriera. Da qualche giorno infatti chi è in grado di rispondere con un sonoro sì a queste domande può registrarsi al primo programma di addestramento alla cybersecurity rivolto a studenti e universitari tra 18 e 23 anni: Cyberchallenge.it.

Dopo una fase di selezione chi avrà superato con successo le prime prove sarà introdotto a un percorso fatto di seminari e prove pratiche che si concluderà a giugno con una gara a squadre e una premiazione finale. Un’occasione ghiotta per farsi notare dalle aziende che promuovono l’iniziativa insieme al Cis – Centro di Ricerca di Cyber Intelligence and Information Security della Sapienza, e cioè Cisco e IBM.

Modellato su iniziative analoghe come quella del Regno Unito, l’evento prende le mosse dalla necessità di formare nuovi talenti in cybersecurity da subito, visto lo skill shortage che affligge il settore e che preoccupa non poco chi della cybersecurity ha fatto la sua missione. È infatti un’iniziativa che nasce nel contesto della strategia nazionale cyber e per questo promossa dal CINI, il laboratorio italiano per la Cybersecurity nazionale. Si parte con Roma e dal prossimo anno si allarga ai siti universitari in grado di sostenerla.

Il cyberchallenge è una sorta di torneo con premi in denaro che grandi organizzazioni come la Darpa, culla di internet, organizza con gli hacker del Defcon di Las Vegas, la Defence conference che quest’anno ha visto scontrarsi sette squadre per superare le difese di sistemi informatici ibridi a automatizzati che cambiano in continuazione le loro modalità d’attacco e di difesa. Oppure come l’European Cybersecurity Challenge che ha visto sfidarsi dieci squadre europee in una competizione internazionale, in cui mancava proprio l’Italia.

L’esigenza di scovare nuovi talenti nella cybersecurity è molto sentita dalle aziende. Ne mancano almeno un milione nella sola Europa e molti di più a livello mondiale. Numeri facili da capire se pensiamo agli effetti devastanti che attacchi informatici su larga scala possono avere sulla nostra quotidianità e di cui abbiamo avuto solo un assaggio con gli attacchi che hanno bloccato i siti di Amazon, Twitter, Netflix e i servizi della Telekom tedesca nelle ultime settimane. Uno scenario che ha inverato gli incubi peggiori degli esperti e cioè l’utilizzo della cosiddetta Internet delle cose e di altri dispositivi connessi a Internet sia per gli attacchi DDoS che alle applicazioni web.

Uno scenario ancora più preoccupante se guardiamo ai dati forniti da Kaspersky Lab che ha finora collezionato un miliardo di malware nel proprio database e all’allarme di Akamai che nel rapporto trimestrale sulla stato di Internet ha valutato come gli attacchi DDoS del terzo trimestre 2016 siano aumentati del 71 % rispetto allo stesso periodo del 2015.

In realtà iniziative di settore ce ne sono, ma forse non bastano. Ad esempio nel distretto di cybersecurity di Cosenza NTT Data Italia ha concentrato le sue risorse per formare capitale umano da impiegare nel settore della cybersecurity, e altre iniziative a macchia di leopardo quali gli hackthon comunali, i master in cybersecurity della Link Campus University di Roma, le lezioni per gli amministratori pubblici organizzati dall’Università Luiss con l’Agid e i corsi universitari ad hoc come quello di Modena, dove la facoltà di Ingegneria ha appena avviato un programma che punta a formare esperti di cyber sicurezza di tutte le età.

Per un cambio di passo però, secondo Roberto Baldoni, ingegnere esperto di cyber security e docente alla Sapienza, occorre coinvolgere e motivare i più giovani, a partire dalle scuole medie ”per colmare in parte il gap esistente di esperti in ambito industriale, governativo e di ricerca in un mondo dove il cyberspace sta diventando elemento strategico di business”. E occorre farlo mescolando gioco e professionalità, sfida intellettuale e opportunità di carriera. Proprio quello che gli organizzatori si propongono con il cyberchallenge.

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