Come Interagisce la Materia Oscura con il Corpo Umano?

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Come Interagisce la Materia Oscura con il Corpo Umano? Postato il 11 aprile 2012 alle 15:51Scritto da AdrianImmagine dell’ammasso galattico Abell 1689 visto dal Hubble Space Telescope. Si può vedere come la massa dell’ammasso sia tale da distorcere, per la gravità che genera, la luce proveniente dalle galassie sullo sfondo. La massa normale delle galassie presenti qui non basterebbe di gran lunga per spiegare una simile gravità. Quei archi che vedete sono la luce di lontanissime galassie, viste per effetto di lensing gravitazionale, ma sono anche una delle migliori prove dell’esistenza della materia oscura. Credit: NASA/ESA/HubbleUna delle più grandi sfide che la cosmologia contemporanea sta affrontando è riuscire a determinare la natura di quella che viene considerata “massa mancante” nell’universo, cioè la materia oscura. Viene chiamata mancante perché fu scoperta quando si osservarono amassi di galassie la cui massa totale non era di gran lunga abbastanza per spiegare come facevano ad essere tenuti insieme dalla gravità. Non solo ammassi ma intere galassie si comportavano come se avessero molta più massa di quanto era visibile. Adesso sappiamo che nell’universo domina la materia oscura sulla materia normale (barionica). Il motivo per cui viene chiamata materia oscura è dato dal fatto che qualsiasi particella sia responsabile per questo fenomeno, non interagisce con la luce di alcun tipo, e quindi l’unico modo in cui possiamo sapere che è li è per via della sua gravità. Ma quanta materia oscura c’è la fuori? Beh, dato che deve spiegare per circa l’80% della massa delle galassie, dev’esserci moltissima. Per l’esattezza la materia oscura rappresenta l’83% di tutta la materia che c’è nell’universo. Rappresenta anche il 23% dell’energia-massa presente. Ma tutta questa materia oscura, dove si trova?Negli ultimi anni moltissimi nuovi esperimenti sono nati per il rilevamento della particelle che si pensa siano responsabili per la materia oscura, e un gruppo di ricercatori spiega anche di aver trovato prove che la materia oscura riempie l’intero sistema solare in quantità anche maggiori rispetto a quanto si pensava. Se hanno ragione, allora la Terra, e tutto, inclusi noi, naviga in un’oceano di particelle di materia oscura.Oggi, Katherine Freese, dell’Università di Michigan, insieme a Christopher Savage, dell’Università di Stoccolma, hanno mostrato cosa significa per noi umani in termini pratici.Come detto, sappiamo che qualsiasi cosa sia la materia oscura, non interagisce quasi per nulla con la materia ordinaria, altrimenti avremmo già notato i suoi effetti. Quindi anche se miliardi di particelle di materia oscura passano attraverso di noi ogni secondo, la maggior parte passa senza neanche sfiorare una particella del nostro corpo. Tuttavia, ogni tanto, qualcuna colpisce il nucleo di un’atomo del nostro corpo. Ma quanto spesso accade?Freese e Savage hanno calcolato quante volte dei nuclei in un corpo umano medio (di 70kg), composto principalmente da ossigeno, idrogeno, carbonio e azoto, venivano colpiti da particelle di materia oscura.I risultati indicano che la materia oscura colpisce con maggiore probabilità nuclei di ossigeno ed idrogeno in un corpo, e date le nostre attuali conoscenze della materia oscura, questo avviene in media 30 volte all’anno.Ma come accennato prima, ci sono dei nuovi risultati che indicano che la materia oscura intorno è molta di più, allora le interazioni si riveleranno molto più comuni. Freese e Savage hanno calcolato che in questo caso ci sarebbero almeno 100.000 collisioni all’anno, per ogni umano. Questo significa che siete già stati colpiti diverse volte da quando avette iniziato a leggere questo post.Riguardo ai possibili effetti sulla salute umana, non sono stati fati calcoli a riguardo perché sarebbe necessario conoscere con precisione l’energia della collisione ed il movimento del nucleo dopo l’impatto. Ma è comunque molto difficile immaginare che possa avere un qualche tipo di impatto, visto che il nostro corpo riesce a resistere a ben più frequenti impatti da parte di altre particelle.

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