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C’è una riserva di ghiaccio su Marte. “Acqua accessibile per futuri insediamenti”

C'è una riserva di ghiaccio su Marte. "Acqua accessibile per futuri insediamenti"
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Il bacino è più grande come superficie dell’intera Italia e conterrebbe 246 volte il volume del lago di Garda. È stato scoperto grazie allo strumento italiano Sharad montato sul Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa. Si trova nella Utopia planitia sotto uno strato di suolo spesso da uno a dieci metri. Potrebbe essere utilizzato in futuro dagli astronauti come fonte di approvvigionamento.

I primi astronauti che esploreranno Marte potrebbero avere a disposizione chilometri cubi di acqua sul posto. Per averla “basterà” scavare e farla sciogliere. Se infatti di acqua su Marte è piuttosto difficile trovare traccia e la poca liquida si presenta, nella migliore delle ipotesi, sotto forma di rivoli stagionali di brodaglia salmastra, di ghiaccio c’è, e in abbondanza. Ma non sarà necessario arrivare fino al Polo. La scoperta, pubblicata sul Geophysical research letters, arriva grazie ai dati raccolti da uno strumento italiano, montato sul Mars reconnaissance orbiter della Nasa, che da dieci anni studia la superficie del pianeta rosso.

Sharad è un radar che usa basse frequenze. Ha individuato una distesa di ghiaccio d’acqua pochi metri sotto la superficie della Utopia planitia, una vasta regione pianeggiante alle medie latitudini nell’emisfero boreale. Una posizione interessante per le missioni umane. Secondo i ricercatori si tratta di un bacino più esteso dell’Italia intera, spesso da 80 a oltre 500 metri e con una capacità pari al lago Superiore, quasi 250 volte il lago di Garda. Composto dal 50 all’85 per cento di ghiaccio d’acqua, mischiato con polveri e roccia.

“Sono stime ancora non precisissime ma i dati sono molto confortanti – spiega Roberto Seu, dell’università La Sapienza e responsabile scientifico di Sharad – ed era quello che speravamo perché gli unici grandi bacini di ghiaccio d’acqua conosciuti erano quelli dei Poli, dunque in zone piuttosto inospitali, dove è complicato pensare a una base per l’esplorazione umana”. Potrebbe essere una risorsa accessibile sia per la posizione a latitudini basse che per le caratteristiche della regione, piatta e adatta all’atterraggio di un veicolo spaziale. Non lontano da qui, nel 1972, fece il suo “ammartaggio” il lander della missione americana Viking 2.

Il radar italiano. Sharad ha trovato questa gigantesca riserva d’acqua analizzando dall’orbita le onde di rimbalzo a bassa frequenza. È il contributo italiano alla missione Mro ed è stato ideato, sviluppato e costruito nel nostro Paese grazie alla collaborazione tra l’Agenzia spaziale italiana, Thales Alenia space e La Sapienza. Roberto Seu è il team leader scelto dall’Asi : “Il suo funzionamento è simile a un radar di superficie, di quelli che si usano per individuare tubature nel sottosuolo, utilizzando le stesse onde dei radioamatori. Quando le onde elettromagnetiche arrivano sulla superficie, vengono riflesse solo in parte, il resto penetra in profondità fino anche a due chilometri”.

La eco di queste onde è diversa in base al tipo di terreno che incontra: a seconda che si tratti di roccia basaltica (tipica di un suolo vulcanico) o, per esempio, di ghiaccio: “La stima della potenza del segnale ricevuto da Sharad e del tempo di ritardo ci dà indicazioni sulla profondità e sulla caratteristica di quello che c’è sotto”.

Secondo gli scienziati della Nasa, a queste latitudini il ghiaccio d’acqua esposto all’atmosfera diventerebbe istantaneamente vapore, sublimando e disperdendosi in atmosfera. La coperta di suolo che lo nasconde è spessa da uno a dieci metri ed è quindi una protezione indispensabile. La superficie mostra inoltre caratteristiche simili ad alcune regioni artiche, in Canada, che nascondono proprio uno strato sotterraneo di ghiaccio.

Questa scoperta getta nuove conferme anche sulle ipotesi che riguardano il passato del pianeta rosso. La presenza della riserva di ghiaccio d’acqua in questa posizione, infatti, sarebbe dovuto allo spostamento dell’asse del pianeta, che un tempo era più inclinato rispetto a oggi: “Questa ipotesi è stata fatta una alcuni anni fa grazie proprio ai dati raccolti da Sharad – continua Seu – la stratigrafia del suolo ai poli ha mostrato variazioni climatiche dovute alla diversa esposizione ai raggi solari”. L’asse di Marte varia la sua inclinazione fino al doppio di quella attuale (25 gradi) con cicli di 120mila anni. In un periodo recente della storia marziana, dunque, qui deve essere stato molto più freddo.

Ed è ancora grazie alla tecnologia italiana che forse sarà possibile scavare qui il pozzo per estrarne ghiaccio: “Ne porterà un esempio Exomars nella missione 2020, il rover sarà infatti dotato di un trapano che può perforare fino a due metri di profondità – conclude Seu – se invece dovesse trovarsi più in basso sarà un’altra delle numerose sfide da affrontare per poter progettare l’esplorazione di Marte”. Sfida alla quale si aggiunge il tema delicato della contaminazione. I protocolli dell’esplorazione spaziale, infatti, prevedono rigidi standard per poter accedere a luoghi e risorse, come l’acqua, che potrebbero ospitare forme di vita.

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