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Arriva il Foia italiano: ecco i punti da tenere sott’occhio

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Il testo uscito dal Consiglio dei ministri sembra recepire il grosso delle richieste che vengono dal Parlamento e dalla società civile, per dare all’Italia un vero Freedom of information act. Il diavolo però, nelle questioni di trasparenza della pubblica amministrazione, è sempre nei dettagli. Vediamo perché

La promessa della ministra Marianna Madia è chiara: dopo il Consiglio dei Ministri di oggi – che ha dato i via libera definitivo al decreto attuativo della riforma P.a sulla trasparenza, che introduce il Foia (Freedom of information act) – anche i cittadini italiani – come quelli di altri Paesi democratici – avranno diritto a chiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti senza doverne giustificare il motivo. E l’amministrazione potrà rifiutarsi solo in determinate circostanze. I vantaggi sono numerosi. Soprattutto, questa nuova trasparenza, sempre negata all’Italia, può essere uno strumento inedito per combattere sprechi e corruzione. Basti pensare che molte inchieste giornalistiche negli Stati Uniti sarebbero state impossibili senza queste norme, come si vede in questo rapporto sui cinquant’anni del Foia americano. Insomma, siamo in ritardo di cinquant’anni con gli Stati Uniti. Basterà una norma per recuperarli d’un fiato? L’esperienza in materia di pubblica amministrazione e trasparenza insegna che le norme sono solo pre-condizione di un cambiamento. Il Foia darà nuovi strumenti alla società civile, per la tutela degli interessi democratici. Ma la società civile dovrà abituarsi a utilizzarli: dovrà farci la mano, dopo decenni di opacità. Anche la pubblica amministrazione dovrà imparare a fare i conti con questa nuova trasparenza.

Ci sono da aspettarsi resistenze da parte della PA o anche una semplice difficoltà, nel breve periodo, di attrezzarsi per fornire le informazioni ai cittadini in modo tempestivo. Lo insegna, tra l’altro, la storia degli open data: già dal 2012 la PA è obbligata a pubblicare i propri dati in formato aperto, ma non tutti rispettano la legge. Alcuni lo fanno in modo discontinuo; non aggiornano i dati, che quindi perdono di qualità e utilità. Manca ancora una strategia coordinata per guidare la pubblicazione dei dati (dovrebbe essere compito dell’Agenzia per l’Italia Digitale).

Insomma, come per gli open data, anche per il Foia non basterà la norma: bisognerà poi seguirne nei dettagli e con un impegno dall’alto il processo di attuazione. Anche la Camera e il Consiglio di Stato, nei loro pareri dati sul testo di bozza del Foia, hanno sottolineato il bisogno di lavorare sull’attuazione e il monitoraggio successivi. E ancora non possiamo sapere come e quanto il Governo seguirà questa fase. A quanto si legge nella nota di Palazzo Chigi, il testo del Foia ha recepito le sette condizioni indicate dalla Camera, ma solo alcune delle osservazioni (anche se “gran parte”).

Sono state accolte le condizioni poste dalle commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali. In particolare, in tema di accesso civico è stato eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, è stata esplicitata la prevista gratuità del rilascio di dati e documenti, è stato stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno avvenire con un provvedimento espresso e motivato, è stato previsto che l’accesso è rifiutato quando è necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi.

Tra le osservazioni, la Camera e il Consiglio di Stato aveva inserito anche la necessità di un monitoraggio della fase attuativa, la creazione di un Osservatorio ad hoc. Il bisogno di riordinare tutta la materia della trasparenza, perché il Foia si aggiunge a precedenti decreti, senza sostituirli, creando così possibili difficoltà interpretative. Peggio ancora, la bozza del Foia faceva persino un passo indietro rispetto a norme precedenti, quanto a trasparenza: aveva tolto infatti alcuni obblighi di pubblicazione da parte della PA. Non sappiamo ancora se il nuovo testo ha corretto questo punto. Bisognerà aspettare di leggere il testo del decreto-ad oggi non disponibile- per capire quanto e se le norme hanno recepito questi aspetti.

Ma, come detto, le norme non bastano. Bisognerà vedere nel medio-lungo periodo altri aspetti: “l’efficacia del monitoraggio e delle eventuali sanzioni alle PA inadempienti; quanto saranno agevoli gli strumenti in mano ai cittadini per fare valere i propri diritti in caso di rifiuto da parte delle amministrazioni”, commenta Nello Iacono, vice presidente di Stati Generali dell’Innovazione. Infine bisognerà aspettare le linee guida dell’Anac che indicheranno in modo preciso in quali circostanze le PA possono rifiutarsi di fornire le informazioni ai cittadini. Lo scopo è limitare l’arbitrio da parte dell’amministrazione. Il problema è che sono sempre numerose le scappatoie in mano all’amministrazione pubblica per sottrarsi alla trasparenza. Il diavolo è nei dettagli. Bisognerà vedere quanto le norme da una parte e quanto la loro attuazione dall’altra saranno capaci di limitare questo problema.

Intanto, possiamo permetterci un po’ di ottimismo. È già di per sé positivo che il testo del Foia, rispetto alla molto deludente bozza, sia stato corretto in tempi rapidi, seguendo le indicazioni non solo di Camera e Consiglio di Stato ma anche della società civile (30 associazioni raccolte sotto Foia4Italy). “Con la vicenda del Foia, il Governo ha dimostrato di avere imparato a fare ascolto attivo dei cittadini, per migliorare i propri processi democratici. È questo il futuro della pubblica amministrazione e dello Stato”, commenta Gianni Dominici, tra i fondatori dell’Istituto Open Data e direttore generale di Fpa. Quanto ai vantaggi di questo nuovo corso, si possono citare quelli indicati da Foia4Italy per il Foia.

“Con il Foia puoi sapere a che punto sono i piani per gli asili nido del tuo comune, ma anche dove sono gli investimenti promessi per contrastare la violenza domestica e avere dati certi sulla situazione sanitaria nella tua zona. Puoi sapere quanti sono davvero gli esodati; conoscere finanziamenti, incarichi e conflitti di interessi di eletti e dirigenti pubblici”, spiegano sul proprio sito. “Con il Foia potresti scoprire la corruzione che si cela dietro a un appalto prima che sia troppo tardi, per evitare gli enormi sprechi e ritardi che abbiamo visto negli ultimi anni. Ma più semplicemente, il Foia ti serve quando vuoi sapere a che punto è la tua richiesta di visita specialistica all’ospedale o quando non sai perché il tuo permesso di soggiorno tarda a essere rinnovato”. Un diritto di accesso fondamentale per tutelare i diritti dei cittadini “nei confronti della pubblica amministrazione, conoscerne
l’operato, pensare migliori politiche pubbliche, analizzare problemi sociali ed economici, contrastare corruzione e criminalità organizzata”. Se tutto questo sarà possibile in Italia, sarà anche grazie alle norme uscite oggi dal Consiglio dei Ministri.

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