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A Torino si sperimenta la “Scuola possibile” senza banchi, voti e compiti a casa

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Due le classi: inizieranno a settembre con 18 alunni. Sponsor principale, “mister Robe di Kappa” Boglione: “Ci tengo, mi hanno bocciato in prima elementare”. Nella “Scuola possibile” non c’è neanche un banco, ma solo quattro tavolini: “Se i bambini riterranno che serva ce lo costruiremo” dice Laura Milani, fondatrice di questa nuova elementare privata che aprirà a settembre. Non è neppure partita, anzi ha iniziato a raccogliere le iscrizioni da ieri, eppure ha già fatto parlare molto di sé per la sua filosofia: no zaini, no compiti, no voti. “Vogliamo creare una scuola contemporanea, che dia massima libertà di insegnamento e produca stimoli a fare meglio”, racconta Marco Boglione, presidente di Basicnet e tra i principali sostenitori di questa avventura didattica con altri imprenditori torinesi. Il “Signor Robe di Kappa” dice che ha sposato il progetto soprattutto per un motivo personale: “Mi sento parte di un record: sono stato bocciato in prima elementare. Quando mi hanno detto di voler creare una scuola senza voti ho pensato subito: ci sono”.

A settembre si partirà con una o due prime, con massimo 18 alunni ciascuna. Ci saranno momenti in cui i due gruppi saranno divisi, e altri in comune. Anche gli spazi sono particolari, non solo per l’assenza di banchi: nei 600 metri quadrati messi del BasicVillage di corso Verona ci sono computer storici in vetrina, un vecchio videogioco, statue di bambini e poco altro. Laura Milani spiega: «Abbiamo a disposizione materiali che non vengono utilizzati dal Village: gli alunni sceglieranno con quali arredare gli spazi. Ma la scuola sarà dappertutto, sia dentro sia fuori». La retta costerà 7-8 mila euro, ma i creatori della “Scuola possibile” assicurano che i corsi saranno aperti a tutti: «Non vogliamo creare un istituto per benestanti, perché uno dei valori che vogliamo trasmettere è l’eterogeneità », evidenzia Boglione. Milani aggiunge: «Abbiamo un budget per le borse di studio». Come verranno selezionati i primi alunni? «Sia in base alla debolezza economica che alle caratteristiche dei bambini».
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